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Amnesty International: non criminalizzare solidarietà a rifugiati

In molti Paesi europei, negli ultimi anni, le persone che si sono battute per i diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti sono state perseguite (foto simbolica) KEYSTONE/AP/AGGELOS BARAI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 marzo 2020 - 16:29
(Keystone-ATS)

Occorre porre fine alla criminalizzazione della solidarietà nei confronti dei rifugiati: lo chiede Amnesty International (AI) che punta il dito contro gli Stati europei, tra cui la Svizzera.

In molti Paesi europei, negli ultimi anni, le persone che si sono battute per i diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti sono state perseguite e sottoposte a vessazioni e a campagne denigratorie, secondo documenti presentati oggi nel corso di una conferenza stampa a Berna.

Le autorità cercano di limitare e dissuadere gli arrivi in Europa e considerano come una minaccia il semplice fatto di aiutare i rifugiati e i migranti, viene precisato.

L'organizzazione di difesa dei diritti fondamentali ha esaminato casi di criminalizzazione dell'assistenza e della solidarietà in otto Paesi europei - Svizzera, Croazia, Spagna, Francia, Grecia, Italia, Malta e Regno Unito - che si sono verificati tra il 2017 e il 2019.

"L'aiuto all'entrata illegale" sul territorio è il capo d'accusa utilizzato contro i difensori dei diritti fondamentali, precisa Amnesty. L'organizzazione cita l'esempio di una guida di alta montagna francese processata per aver offerto del tè e abiti caldi a quattro richiedenti asilo dell'Africa occidentale, assolta poi in appello.

Legislazione svizzera "rigida"

La Svizzera è presa di mira nel rapporto: secondo Amnesty, 972 persone sono state condannate nel 2018 per violazione della legge sugli stranieri e la loro integrazione. Tuttavia solo 32 casi avevano effettivamente coinvolto passatori e persone che traggono profitto da queste attività. Dopo aver dedotto 58 condanne legate ad attività remunerate illegali, quasi 900 altre pene sono state emesse nei confronti di persone che agivano per solidarietà, compassione o motivi familiari.

"Con la sua rigida legislazione, che non prevede eccezioni per le persone che agiscono per solidarietà, la Svizzera è [...] un caso particolare", spiega l'organizzazione, sottolineando che numerosi Paesi europei prevedono un'esenzione di pena per motivi umanitari.

Gli Stati europei, in particolare la Svizzera, devono modificare le leggi relative all'aiuto di ingresso, transito e soggiorni illegali per impedire di sanzionare atti di solidarietà, chiede la ONG. "La solidarietà non è un crimine e la Svizzera deve dare l'esempio", dichiara Reto Rufer, esperto sulle questioni dell'asilo alla sezione elvetica di Amnesty International.

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