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La confisca dei beni dei candidati all'asilo, di cui sta discutendo attualmente il Parlamento danese, è una misura praticata già da diversi anni in Svizzera: lo ha rivelato ieri sera la televisione svizzerotedesca SRF.

L'apporto è comunque modesto: l'anno scorso le autorità elvetiche hanno confiscato a 112 persone valori per complessivi 210'000 franchi. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha spiegato che la legge esige dai candidati all'asilo un contributo, nella misura del possibile, ai costi di soggiorno e dell'assistenza sociale.

"Se una persona se ne va di sua volontà entro sette mesi, potrà recuperare il suo denaro. In caso contrario esso coprirà le spese", ha detto un portavoce della SEM. Per valori patrimoniali si intendono la somma di denaro e gli averi bancari. Il richiedente asilo può conservare fino a 1000 franchi.

La confisca di denaro può riguardare persone ammesse provvisoriamente in Svizzera o candidati all'asilo la cui richiesta è in corso di esame (permesso N). In caso di controllo devono provare l'origine legale dei loro beni, ha spiegato all'ats Léa Wertheimer, portavoce della SEM. Tale misura viene adottata per lottare contro il traffico di droga.

Oltre a tale confisca, le autorità percepiscono anche una tassa speciale da coloro che hanno ottenuto il diritto di risiedere in Svizzera e che esercitano un'attività lucrativa (ammissione provvisoria e permesso N). Essi devono versare il 10% del loro stipendio per un periodo di dieci anni fino a un massimo di 15'000 franchi. La confisca dei beni e la tassa speciale si sommano.

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SDA-ATS