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Ancora scontri al Cairo, 2 morti e mille intossicati

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 febbraio 2012 - 22:01
(Keystone-ATS)

Ancora scontri oggi in Egitto, al Cairo e a Suez. Nella capitale, lo sparo di lacrimogeni ha provocato oltre un migliaio di feriti e la morte di almeno una persona, mentre un'altra è stata uccisa da proiettili. Altri due manifestanti sono stati ammazzati a Suez. Tentato l'assalto al ministero dell'interno al Cairo e alla sede centrale della Sicurezza di Stato ad Alessandria.

Sempre oggi, nella irrequieta penisola del Sinai due turiste americane che andavano al monastero sacro di Santa Caterina sono state rapite da beduini, che però le hanno rilasciate dopo poche ore. Sempre nel nord della stessa penisola, alcuni dipendenti italiani di un'azienda sono stati rapinati dell'auto e di una somma di danaro.

A pochi giorni all'anniversario dell'11 febbraio, quando il Hosni Mubarak fu costretto ad abbandonare il potere dalle proteste di piazza, l'Egitto è caduto in preda ad una tensione innescata di gravi scontri allo stadio di Port Said che mercoledì sera hanno provocato il più grave degli incidenti in una sede sportiva mai registrato dalle cronache.

Non un semplice scontro tra tifoserie, ma incidenti - secondo vari analisti - fomentati da chi ha interesse ad evitare che, nonostante le prime elezioni svoltesi dopo decine d'anni in Egitto, il paese delle Piramidi non trovi la strada della democrazia.

Molti accusano i militari di essere dietro gli scontri. L'esercito intende giocare ancora un ruolo nel futuro del paese, di cui si sente garante. Militari che però, proprio da quelle forze islamiche, come i Fratelli Musulmani che hanno conquistato quasi il 50 per cento dei seggi nelle recenti elezioni parlamentari di dicembre e gennaio, sono stati oggi accusati di aver creato "un vuoto nella sicurezza del paese".

Nella più pesante contestazione che la confraternita religiosa abbia mai rivolto al potere in Egitto, in una sua dichiarazione la Guida Suprema del movimento, Mohamed Badie, ha sostenuto che "non si può definire solo negligenza" il disinteresse manifestato dalla polizia nello stadio di Port Said ipotizzando che "certi ufficiali abbiano voluto punire il popolo per avere fatto la sua rivoluzione e recuperato la sua libertà e i suoi diritti".

Secondo Badie bisogna trattare i quadri del vecchio regime ora in prigione "come tutti gli altri prigionieri" e trasferire il "presidente decaduto all'ospedale della prigione privandolo di mezzi di comunicazione. È imperativo per mantenere la sicurezza del paese."

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