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Ankara sfida l'Ue, jihadisti espulsi anche senza passaporto

La Turchia non vuole assumersi da sola il fardello dei radicalizzati. KEYSTONE/AP Turkish Defense Ministry sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2019 - 20:04
(Keystone-ATS)

Anche se alcuni Stati europei li hanno privati della cittadinanza, la Turchia rimanderà lo stesso nei Paesi d'origine i jihadisti dell'Isis catturati in Siria nell'offensiva contro i curdi.

Dopo la minaccia di aprire le sue porte ai migranti e rifugiati diretti in Europa, l'ultima sfida di Ankara è affidata al falco per eccellenza del governo di Recep Tayyip Erdogan, il ministro dell'Interno Suleyman Soylu.

"Hanno messo in campo un nuovo metodo. Dicono: ritiriamo loro la cittadinanza, lasciamoli giudicare là dove si trovano. Deve essere una nuova regola del diritto internazionale", ha accusato il ministro turco, che già nel fine settimana aveva avvisato che Ankara non può essere "un hotel" per i jihadisti degli altri Paesi. "Fino a questo momento abbiamo catturato 287 membri di Daesh" nel nord della Siria. "Ci sono 45 cittadini turchi e 242 stranieri" di 19 Paesi, ha annunciato poi il suo vice, Ismail Catakli. Questi ultimi "si trovano nella zona di sicurezza" turca nel nord della Siria, a Jarablus, al Bab, Azaz e Afrin, e "stiamo informando i Paesi interessati", ha aggiunto.

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