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L'Arabia Saudita supera gli Stati Uniti e, dopo oltre due anni, riconquista lo scettro di primo produttore di petrolio al mondo.

A certificare il sorpasso, avvenuto anche grazie alla politica di prezzi bassi che ha messo fuori gioco tanti produttori americani di Petrolio di scisto (shale oil, prodotto da frammenti di rocce bituminose) è stata l'Agenzia internazionale per l'energia, diffondendo i dati relativi ad agosto.

L'Arabia Saudita supera gli Stati Uniti e, dopo oltre due anni, riconquista lo scettro di primo produttore di petrolio al mondo. A certificare il sorpasso, avvenuto anche grazie alla politica di prezzi bassi che ha messo fuori gioco tanti produttori americani di shale oil, è stata l'Agenzia internazionale per l'energia, diffondendo i dati relativi ad agosto.

Il mese scorso, dice il report dell'agenzia, l'Arabia ha prodotto 12,58 milioni di barili di greggio e condensati al giorno, contro i 12,2 milioni degli americani: gli Stati Uniti perdono così quel primo posto conquistato ad aprile 2014 grazie al boom dello shale oil.

Mentre gli sceicchi hanno aumentato di 400mila barili al giorno la produzione dai propri giacimenti a basso costo a partire da maggio, circa 460mila barili americani 'ad alto costo' sono usciti dalla produzione nel giro di un'estate.

I prezzi bassi, come noto, hanno messo in forte difficoltà diverse società americane che avevano puntato sullo shale, i cui costi di estrazione sono molto più ingenti di quelli della produzione tradizionale e si giustificano solo con prezzi al di sopra di una certa soglia (secondo alcuni esperti, almeno 60 dollari al barile): le perforazioni negli Stati Uniti, infatti, sono scese al record di 404 a maggio scorso, per poi recuperare parzialmente a 508 a settembre.

La politica decisa dall'Opec di non mettere mano alle quote di produzione, da molti interpretata proprio come il tentativo di ridimensionare la produzione nordamericana, ha quindi sortito l'effetto sperato.

Il mercato, tuttavia, stenta a riprendere vigore. L'Agenzia oggi ha infatti evidenziato anche che l'attuale eccesso di offerta durerà più a lungo del previsto, proseguendo anche nel 2017, che sarà quindi il quarto anno consecutivo di surplus. Per questo l'Agenzia ha tagliato le previsioni di domanda di 200mila barili al giorno per il 2017 e di 100mila per quest'anno citando "una drammatica decelerazione in Cina e India" e una "crescita evanescente" nelle economie sviluppate.

Il petrolio viaggia così in calo del 2,7% intorno a 45 dollari sulla piazza di New York.

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SDA-ATS