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Argentina: 10 anni fa default, fuga presidente e 36 morti

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 dicembre 2011 - 20:58
(Keystone-ATS)

Sono state giornate tragiche quelle del 19 e 20 dicembre del 2001 in Argentina, alle prese con un crollo dell'economia e della moneta senza precedenti, il cosiddetto "default". Nella notte del 19, il presidente Fernando della Rua, in risposta alle proteste sociali che si espandono in tutto il paese, dichiara lo stato d'assedio. Il giorno dopo, i manifestanti invadono le vie attorno a Plaza de Mayo. La repressione è feroce.

La polizia a cavallo picchia in modo indiscriminato, e alla fin fine passa dalle pallottole di gomma a quelle di piombo. E cadono i primi morti. Nel tardo pomeriggio De La Rua, insediatosi solo due anni prima, firma la rinuncia e lascia in elicottero la Casa Rosada. A fine giornata i morti sono almeno 36. Il paese crolla nel caos: politico, sociale ed economico. "Mi sono dimesso perché la realtà mi superava", ha ammesso in queste ore De la Rua.

Le reazioni sono violentissime. Attraverso un'inedita intesa i più poveri e la classe media reagiscono contro i soprusi di un liberismo ad oltranza che impera da decenni, sfociato in un enorme indebitamento dello Stato, in gran parte a causa della parità del valore tra peso e dollaro, che illude tanti di vivere da ricchi. Ma c'è anche chi soffia sul fuoco.

De La Rua, oggi, lancia pesanti accuse. In primis, contro i peronisti che hanno guidato i poveri all'assalto dei supermercati. Poi, contro i suoi compagni dell'Unione civica radicale (al governo con un settore di moderati di sinistra) che non lo hanno appoggiato. Quindi contro il Fondo monetario internazionale che, dopo aver visto sfumare "un pacchetto di salvataggio" di 40 miliardi di dollari (mentre era in corso una fuga di capitali di 18 miliardi di dollari dall'inizio dell'anno), chiude il rubinetto dei crediti e spinge il ministro dell'economia Domingo Cavallo a bloccare i depositi bancari dei connazionali. Tutto ciò preceduto da due inviati americani a Buenos Aires per suggerire un default pilotato, che verrà poi dichiarato dal successore di De La Rua.

"De la Rua ha ragione nell'accusare i peronisti, i suoi partner radicali e l'Fmi, ma non ha nessuna scusa per la repressione", sostiene Horacio Werbistky, titolare di una delle principali organizzazioni di difesa dei diritti umani del paese, che rappresenta i familiari delle vittime che hanno fatto causa.

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