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Il brutale sequestro, stupro ed omicidio di una ventunenne, commesso da un uomo già condannato per violenza sessuale, ha lasciato sotto shock l'opinione pubblica in Argentina, un paese dove il femminicidio è ormai diventato una emergenza nazionale.

Micaela Garcia, di 21 anni, è stata vista per ultima volta lo scorso 1° aprile, mentre usciva da una discoteca di Gualeguay, nella provincia (entità federale) di Entre Rios, sulla frontiera con l'Uruguay a nord di Buenos Aires. Il suo corpo è stato scoperto sabato scorso, alla periferia della città: l'autopsia ha confermato che è stata violentata e poi strangolata. La polizia non ha avuto difficoltà nell'individuare il colpevole: le telecamere di sorveglianza hanno mostrato che la macchina della ragazza era seguita quella di Sebastian Wagner, un 30enne condannato a 9 anni di carcere nel 2012 per due stupri.

Sarebbero stati gli stessi famigliari di Wagner ad indicare alla polizia dove si era nascosto il colpevole. Dopo il suo arresto, nella sua automobile sono stati ritrovati vestiti ed altre tracce della sua vittima. Wagner aveva ottenuto la condizionale pochi mesi fa, dopo aver scontato meno della metà della sua condanna, e malgrado il giudice che lo ha scarcerato, Carlos Rossi, avesse ricevuto un rapporto negativo sulla sua condotta dai responsabili della prigione dove era rinchiuso.

Come se non bastasse, Micaela Garcia era nota a Gualeguay come una militante femminista. Sul suo profilo di Facebook aveva perfino pubblicato una foto indossando una maglietta con lo slogan "Ni una menos" (Nemmeno una meno), lanciato in occasione delle campagne di opinione contro il femminicidio.

Tanto il presidente argentino, Mauricio Macri, come il suo ministro della Giustizia, German Garavano, hanno dichiarato che il giudice che ha scarcerato Wagner deve essere sanzionato dal Consiglio della Magistratura.

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SDA-ATS