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BUENOS AIRES - L'Iran ha accettato di esaminare con l'Argentina la possibilità di svolgere in un Paese terzo il processo contro cinque ex alti funzionari iraniani, accusati da un tribunale argentino di aver pianificato e organizzato nel 1994 l'attentato contro l'Associazione di mutua assistenza israelo-argentina di Buenos Aires (Amia), in cui persero la vita 85 persone, ed altre 300 rimasero ferite.
Lo ha rivelato oggi il quotidiano 'Pagina/12', precisando che il segretario generale dell'Interpol, Ronald Noble ha convocato le parti a riunirsi a Lione, in Francia, verso la metà del prossimo marzo.
Per anni le indagini per l'attentato contro l'Amia sono state caratterizzate da accese controversie.
Alla fine del 2008, Nisman dispose la cattura internazionale di nove funzionari iraniani. L'Interpol, però, per le sue norme interne, respinse le richieste di arresto per l'ex presidente Alì Hashemi Rafsanjani e l'ex ministro degli esteri Alì Velayati. Fu poi depennata quella dell'ex ambasciatore iraniano a Buenos Aires, Hadi Soleimanpur, arrestato a Londra, per insufficienza di prove.
Restano quindi in piedi i mandati di cattura contro gli altri cinque: l'ex ministro dell'informazione, Alì Fallahjan; l'ex comandante dei Guardiani della rivoluzione, Mohsen Rezai; l'ex capo delle forze Al Quds, Ahmad Wahidi; l'ex addetto culturale dell'ambasciata di Buenos Aires, Mohesen Rabbani e l'ex terzo segretario della stessa, Ahmad Ashgari.
'Pagina/12' sottolinea che Teheran, anche con note ufficiali, ha sempre respinto le accuse contro di loro, adducendo che erano basate su "false informazioni" degli oppositori e su rapporti della Cia, del Mossad e dei servizi segreti argentini.

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SDA-ATS