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Arriva il semaforo Ue per le aree a rischio Covid

Covid, l'Europa fa ordine nella selva di regole KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 ottobre 2020 - 19:07
(Keystone-ATS)

L'Europa cerca di mettere qualche punto fermo nella giungla delle regole sui viaggi ai tempi del Covid, mentre l'Oms registra il record di 338mila nuove infezioni in un giorno a livello globale ed i Paesi dell'Ue corrono ai ripari di fronte all'impennata dei contagi.

Dopo vari tentativi, l'Ue ha dato il via libera a maggioranza qualificata - con 4 Paesi astenuti e 2 contrari - ad una raccomandazione per iniziare a fare un po' di ordine nel caos che regna negli spostamenti all'interno del suo perimetro, dandosi criteri armonizzati per la definizione delle aree a rischio secondo un semaforo a quattro colori: verde, arancione, rosso e grigio, in base alla gravità.

A questo si accompagna la decisione di sviluppare un modulo comune digitale per localizzare i viaggiatori, spazzando via la selva di formulari che tanto disorienta chi si prepara a partire. Resta invece irrisolto il nodo della durata delle quarantena, con i Paesi che continuano a procedere in ordine sparso: due settimane in Italia (per ora), sette giorni in in Francia, fino al risultato dei tamponi in Germania e così via.

D'altra parte le competenze su salute e frontiere sono degli Stati, sempre riluttanti a rinunciare alla propria sovranità. E anche in questo caso non sono mancate capitali che hanno puntato i piedi.

La raccomandazione al Consiglio 'su un approccio coordinato alle restrizioni al libero movimento', frutto di una mediazione della presidenza di turno tedesca, è infatti passata alla riunione degli ambasciatori dei 27 (Coreper) con il voto a favore di 21 Paesi: si sono astenuti Austria, Bulgaria, Cipro, Malta, mentre contrari sono stati Ungheria e Lussemburgo. La proposta ora sarà adottata ufficialmente al Consiglio Affari generali del 13 ottobre.

Il provvedimento, che vuole limitare le restrizioni allo "stretto necessario" e nel modo "meno discriminatorio possibile", aumentando comunicazione e coordinamento tra i partner, mira anche alla salvaguardia della malconcia area Schengen, dove la circolazione di cittadini e merci nella primavera scorsa è stata messa a dura prova da una serie di "misure unilaterali" che hanno danneggiato l'economia, mandando ulteriormente in tilt la vita degli europei.

Nelle settimane scorse, con l'arrivo della seconda ondata del virus, si sono già avute nuove avvisaglie in questo senso, con il Belgio che ha proibito ai suoi cittadini di andare in molte zone della Spagna e l'Ungheria che da un giorno all'altro ha chiuso le sue frontiere senza avvertire nessuno.

La mappa del rischio di trasmissione del virus d'ora in poi sarà aggiornata ogni settimana dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sulla base dei dati messi a disposizione dagli Stati, con l'aggiunta di Norvegia, Liechtenstein e Svizzera.

I diversi colori - verde, arancione, rosso e grigio - si applicheranno in base ad una serie di parametri che dipendono dalla 'percentuale di notifica', ovvero l'incidenza cumulativa dei casi di Covid-19 su 100.000 abitanti a livello regionale nei 14 giorni precedenti, oltre alla percentuale di test positivi ed il numero di esami su 100.000 abitanti dell'ultima settimana.

Sarà verde se la percentuale di notifica è inferiore a 25 e quella di test positivi è inferiore al 4%. Scatterà l'arancione se la percentuale di notifica è inferiore a 50 ma quella dei test positivi è pari o superiore al 4%, o se la percentuale di notifica va da 25 a 150 ma la percentuale dei positivi è inferiore al 4%.

Diventerà rossa se la percentuale di notifica è pari o superiore a 50 e quella dei test positivi è del 4% o superiore, oppure se la percentuale di notifica è più di 150 per 100mila abitanti. Infine, il grigio ricorrerà se non ci sono abbastanza dati per valutare, o se la percentuale dei test è di 300 o meno per 100mila abitanti.

In linea di principio gli Stati membri non dovranno rifiutare l'ingresso di persone che viaggiano dai Paesi partner, ma se lo ritengono necessario potranno introdurre restrizioni chiedendo a quanti arrivano da un'area a rischio di sottoporsi a quarantena o ad un esame per l'infezione da Covid-19.

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