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I richiedenti asilo eritrei non dovrebbero più essere riconosciuti come rifugiati. È quanto chiesto dal governo cantonale lucernese in una lettera inviata al Consiglio federale. Anche il presidente dell'esecutivo svittese ritiene l'attuale prassi non più sostenibile.

L'enorme aumento di rifugiati mette in pericolo la strategia di accoglienza portata avanti negli ultimi mesi dalla Confederazione, Cantoni e Comuni e che gode di un sostegno politico, si legge nella missiva scritta ieri dal direttore lucernese della sanità Guido Graf (PPD) a nome del governo alla presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga e pubblicata oggi sulla homepage del cantone.

Graf ritiene particolarmente problematico il caso degli eritrei che giungono in Svizzera. La maggior parte dei richiedenti asilo che viene assegnata al cantone di Lucerna provengono da questo Paese. Nel solo mese di giugno dei 167 profughi 122 erano eritrei. Questo "enorme afflusso da un Paese" mette sempre più in dubbio la natura stessa dell'asilo.

Secondo Graf i giovani lasciano l'Eritrea a causa della situazione economica e della minaccia del servizio militare. "Ma questi non sono motivi per l'asilo", scrive. Una "prassi dell'asilo generosa" promuove il "maxi esodo". Ciò può causare a lungo termine anche danni alla stessa Eritrea, aggiunge.

Critiche all'attuale approccio sono state espresse oggi anche dal presidente del governo svittese e direttore del dipartimento dell'ambiente Andreas Barraud (UDC). In un'intervista con il quotidiano "Boten der Urschweiz" ha detto che il Cantone dovrebbe essere unito e inviare un chiaro segnale alla Confederazione che "da determinate Regioni" non potranno più essere accolti ulteriori richiedenti asilo.

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SDA-ATS