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Gli svizzeri, nella misura del 61,3%, rimangono fedeli ai principi umanitari, ma i migranti economici che fuggono dalla miseria non sono benvenuti: è quanto risulta da un sondaggio che sarà pubblicato sul prossimo numero del settimanale "L'Hebdo".

Gli intervistati respingono l'ipotesi di una chiusura temporanea delle frontiere (i pareri favorevoli si fermano al 33,1%), ma fa eccezione il Ticino, dove tale idea è condivisa nella misura del 51,2%. Su scala nazionale il 40,5% considera inoltre che l'attuale afflusso di persone attraverso il Mediterraneo costituisca una sorta di invasione: la pensano così il 36,7% degli svizzero tedeschi, il 48,8% dei romandi e il 55,7% dei ticinesi.

L'asilo, secondo il 57,4% degli interrogati, è un compito che spetta esclusivamente allo stato e solo uno su cinque è disposto ad accogliere una famiglia di richiedenti a casa sua. Nella misura del 54,1% gli svizzeri, specialmente se residenti nelle grandi città, sono comunque favorevoli all'apertura di un centro di accoglienza nel quartiere dove vivono.

Dall'inchiesta, svolta dall'istituto losannese M.I.S. su un campione di 1'220 persone, risulta anche che le regole del trattato di Dublino sono considerate superate e che bisogna dimostrare solidarietà (87,4%) verso gli altri paesi europei.

I richiedenti asilo che fuggono dalla guerra sono i benvenuti e un terzo degli intervistati pensa che si potrebbe accoglierne in numero maggiore. In controtendenza i ticinesi: nella misura del 43% pensano che bisognerebbe accoglierne di meno. Quanto ai migranti economici provenienti dall'Africa per il 53,9% degli svizzeri il loro numero andrebbe ridotto.

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SDA-ATS