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Julian Assange, il fondatore di Wikileaks (foto d'archivio).

KEYSTONE/EPA/ANDY RAIN

(sda-ats)

Prove di trattativa tra il presidente americano Donald Trump e Julian Assange, il fondatore di Wikileaks nel mirino delle autorità americane per aver rivelato nel 2010 circa 250 mila 'cable' diplomatici che avevano messo in imbarazzo la Casa Bianca.

L'ipotesi è quella di una grazia, o di un qualche atto di clemenza, in cambio di prove che scagionino la Russia come fonte delle email democratiche hackerate e diffuse per danneggiare la candidata Hillary Clinton nella corsa alla Casa Bianca. Prove che aiuterebbero lo stesso Trump a minare, almeno in parte, l'inchiesta del Russiagate che continua ad incalzare e a minacciare la sua presidenza.

A sondare il terreno, secondo quanto racconta il Wsj, è stato il deputato repubblicano della California Dana Rohrabacher, nota voce filo russa del Congresso. In agosto è volato a Londra per incontrare Assange, che dopo l'archiviazione dell'inchiesta svedese per violenza sessuale continua a vivere nell'ambasciata ecuadoregna per il timore di essere arrestato ed estradato in Usa, anche se nei suoi confronti non è stata ancora formalizzata alcuna accusa.

Ma in maggio il ministro della Giustizia Jeff Session aveva detto che il suo arresto è "una priorità". Nei giorni scorsi il deputato ha telefonato al capo di gabinetto della Casa Bianca John Kelly per creare una linea diretta fra Assange e un rappresentante di Trump. Sul piatto del possibile 'deal' ha messo la grazia o "qualcosa di simile" in cambio di un 'drive' o di altri supporti di memoria che proverebbero l'estraneità della Russia agli hackeraggi ai danni del partito democratico e dell'allora capo della campagna di Hillary, John Podesta.

Una fonte della Casa Bianca ha confermato la telefonata in merito a questo piano precisando che Kelly ha suggerito al congressman che sarebbe meglio rivolgersi alla comunità dell'intelligence. Inoltre ha precisato che Kelly non ha informato Trump della richiesta e che il presidente non conosce i dettagli della proposta. Dal canto suo Wikileaks ha sostenuto che Assange non ha mai chiesto una grazia durante l'incontro con Rohrabacher ma non ha rivelato se il suo fondatore ha chiesto al deputato di portare un messaggio al presidente Usa.

Che qualcosa si stia muovendo sul fronte Assange è probabile, come conferma la reazione della Casa Bianca. Ma sembra difficile ipotizzare un qualche atto di clemenza ad uso e consumo di Trump, soprattutto dopo che lo scorso marzo Wikileaks ha diffuso 8000 documenti svelando l'arsenale cibernetico della Cia, diventando per il suo capo Mike Pompeo "un'agenzia di intelligence ostile". Senza considerare che le eventuali prove di Assange sarebbero guardate con sospetto. E comunque non basterebbero a far cadere l'inchiesta sul Russiagate, che sembra aver raccolto altri indizi delle interferenze russe sul voto Usa, come la documentazione dettagliata fornita da Facebook sugli acquisti russi di pubblicità durante la campagna elettorale.

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SDA-ATS