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"Ho promesso al mondo di presentare l'informazione di cui disponiamo sugli Stati Uniti e i loro alleati, di non distruggerla mai, e sono deciso a mantenere la mia promessa": così Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, ha ribadito ieri in un video la sua intenzione di continuare la sua battaglia, alla vigilia del secondo anniversario della sua permanenza nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Nel filmato, circolato nella missione diplomatica ecuadoriana londinese e diffuso dall'agenzia ufficiale di Quito, Assange ha detto che è il suo lavoro che lo ha "mantenuto in forma" durante la "difficile" permanenza nell'ambasciata, dove continua a essere l'oggetto di una "severa vigilanza" e di uno "spionaggio continuo" da parte delle autorità britanniche.

L'Ecuador ha concesso l'asilo politico all'attivista australiano nell'agosto del 2012, dopo che il precedente 19 giugno si era rifugiato nell'ambasciata per evitare di essere interrogato dalla giustizia svedese su accuse di abuso sessuale che gli sono state rivolte in quel Paese.

Assange sostiene che l'estradizione verso la Svezia sia solo un pretesto per poterlo poi inviare negli Stati Uniti, dove è ricercato dalla giustizia per la diffusione di rapporti riservati della diplomazia americana. Le autorità britanniche hanno rifiutato di concedergli un salvacondotto per poter uscire dall'ambasciata e viaggiare all'estero, sostenendo di avere l'obbligo di fermarlo e di consegnarlo alle autorità svedesi.

SDA-ATS