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Il 23enne argoviese condannato per l'omicidio di Sessa (TI) del 2009 è stato aiutato l'anno scorso dalla madre a fuggire dalla clinica psichiatrica di Windisch (AG). La donna è stata condannata a una pena pecuniaria sospesa e a una multa.

La madre è stata riconosciuta colpevole di liberazione di detenuti con un decreto d'accusa già passato in giudicato, ha reso noto oggi il Ministero pubblico argoviese. La pena pecuniaria, sospesa con la condizionale, è stata fissata in 70 aliquote giornaliere e la multa ammonta a 600 franchi, ha reso noto oggi il Ministero pubblico argoviese.

Le indagini hanno infatti accertato che la madre ha acquistato gli attrezzi utilizzati dal giovane per fuggire: una tronchesina e un cavo di nylon che la donna ha depositato sul terreno antistante la clinica il giorno prima della fuga.

L'inchiesta non ha permesso di chiarire chi abbia affettivamente consegnato gli attrezzi al ragazzo, ma ha appurato che subito dopo la fuga la madre lo ha accompagnato in auto fino alla frontiera con la Germania.

Il 23enne è scappato dal reparto chiuso della clinica psichiatrica Königsfelden di Windisch, vicino a Brugg (AG), dov'era ricoverato a scopo terapeutico, la notte tra il 27 e il 28 maggio 2016. Arrestato una settimana più tardi in Germania, nei pressi di Stoccarda, il giovane è stato in seguito estradato in Svizzera ed è attualmente rinchiuso nel penitenziario di Lenzburg (AG). Il Tribunale federale ha respinto in dicembre la sua richiesta di essere trasferito in una clinica psichiatrica.

Per l'omicidio di Sessa, commesso nell'agosto 2009 quando aveva 16 anni, il ragazzo è stato condannato nel 2013 dal Tribunale minorile di Baden - per l'accusa di assassinio - a quattro anni da scontare in un istituto chiuso, la pena massima prevista dal codice penale per un minorenne.

A Sessa, dove i genitori avevano una casa di vacanza, il giovane uccise una 17enne vietnamita residente nel canton Svitto, conosciuta attraverso una chat su internet. La ragazza, picchiata a morte con un pezzo di legno il giorno del loro primo incontro, fu dichiarata dispersa e per quasi un anno gli appelli dei genitori e i vari avvisi di ricerca rimasero senza esito.

La svolta si ebbe nel giugno del 2010, quando un escursionista ritrovò in un bosco vicino al villaggio del Malcantone resti umani in seguito identificati come appartenenti alla vittima.

SDA-ATS

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