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Le reti di protezione, le linee di grandi ami sospesi da galleggianti e le perlustrazioni aeree, per proteggere surfisti e bagnanti da attacchi di squali, sono destinate a diventare reliquie del passato grazie a una tecnologia digitale, già sperimentata con successo in Australia.

La 'Clever Buoy' o Boa Intelligente, sviluppata usando la piattaforma Google di cloud computing, usa accessori sonar per individuare oggetti più lunghi di due metri che si avvicinano meno di 60 metri.

Se è confermata la presenza di squali, il congegno manda un'allerta via satellite ai bagnini, che faranno evacuare i bagnanti. "È come un software di riconoscimento facciale", spiega Hamish Jolly, direttore della Shark Mitigation Service, che ha già sperimentato la tecnologia nel grande acquario di Sydney e presso le isole Abrolhos al largo dell'Australia occidentale. "Possiamo insegnare al software a cercare le caratteristiche uniche che vediamo in grandi squali che nuotano".

L'uso di satelliti, piuttosto che reti di telefonia mobile, permetterà di posizionare le boe anche al largo di spiagge remote. "Vogliamo essere in grado di dispiegarle in qualsiasi località del mondo", ha detto Jolly, che spera di produrre versioni commerciali per la metà del prossimo anno.

SDA-ATS