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Australia: ex premier chiese a figlia di non rivelare stupro

L'ex primo ministro australiano Bob Hawke KEYSTONE/EPA AAP/JOEL CARRETT sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 08 dicembre 2019 - 16:49
(Keystone-ATS)

Violentata e "costretta" a tacere dal padre. Adesso fa causa e chiede un risarcimento. Il caso riguarda la figlia dell'ex premier australiano Bob Hawke, deceduto nel maggio di quest'anno.

La donna afferma di essere stata violentata da un collega del padre nel 1983, ma lui le disse di non sporgere denuncia altrimenti le avrebbe rovinato la carriera. Le accuse di Rosslyn Dillon sono state rese pubbliche in un documento pubblicato poi dal quotidiano australiano New Daily.

La donna afferma di essere stata stuprata tre volte dal deputato del Labour, Bill Landeryou, che era un collega del padre. Entrambi sono morti. Dopo la terza volta, la donna andò dal padre per dirgli che avrebbe denunciato il fatto alla polizia. Ma l'uomo le disse di non farlo. "Non puoi. Non posso avere controversie in questo momento. Mi dispiace, sto correndo per la leadership del partito", si legge nei documenti del tribunale al quale la vittima ha fatto ricorso per chiedere 2,7 milioni di dollari sulle proprietà del padre.

La sorella della donna, Sue Pieters-Hawke, ha raccontato al quotidiano che la famiglia era al corrente degli stupri. "Lo disse all'epoca e il sostegno fu immediato, anche se non si è mai rivolta a un avvocato", ha raccontato. Gli altri membri della famiglia non hanno invece voluto rilasciare dichiarazioni.

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