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Una raffica di autobombe ha insanguinato oggi Baghdad e Mosul, il capoluogo della provincia settentrionale di Niniveh, in Iraq, causando almeno 49 morti. Gli obiettivi degli attentatori sono stati ancora una volta i quartieri a predominanza sciita e, nel caso di Mosul, militari che facevano la fila per ritirare lo stipendio.

Non c'è stata alcuna rivendicazione, ma gli sciiti sono da sempre nel mirino degli estremisti sunniti, che hanno collegamenti con Al Qaida. Nell'attacco più sanguinoso, quello a Mosul, un uomo al volante di un'auto si è fatto esplodere davanti a una banca dove i militari attendevano di incassare la loro paga. I morti sono stati 12, e numerosi i feriti. Nelle varie esplosioni apparentemente coordinate a Baghdad e provincia i morti sono stati 37 e i feriti decine, hanno detto fonti di polizia ed ospedaliere. I terroristi hanno colpito zone affollate; il singolo attentato più micidiale è stato nella zona commerciale della cittadina di Nahrawan, a sud della capitale, dove l'esplosione ha ucciso sette persone. La violenza e gli attentati sono in crescita in Iraq, negli ultimi mesi, dopo alcuni anni di relativa diminuzione: secondo il gruppo Iraq Body Count, che tiene il conto delle vittime, sono circa 3.000 i civili uccisi in attentati dall'inizio del 2013.

Gli oppositori armati sfruttano la crescente rabbia della minoranza sunnita, che si sente messa in disparte dal governo, guidato dagli sciiti. Le relazioni tra le due comunità sono state ulteriormente segnate dalla guerra nella vicina Siria, che ha visto militanti sciiti e sunniti andare a combattere per o contro il regime del presidente Bashar el Assad, di fede alawita (un gruppo sunnita).

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SDA-ATS