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In futuro si dovranno forse versare contributi per due anni, invece di uno come oggi, per poter ricevere una rendita AVS. È quanto almeno prevede un'iniziativa parlamentare dell'UDC approvata dalla Commissione della sicurezza sociale del Consiglio nazionale (CSSS-N).

La proposta ha ottenuto 13 voti contro 12 ed è passata con il voto decisivo del suo presidente.

La CSSS-N intende eseguire un ampio confronto delle condizioni che danno diritto a una pensione su scala internazionale, esaminarle in modo approfondito e, all’occorrenza, adeguarle al fine di evitare che cittadini stranieri si trasferiscano nella Confederazione poco prima del pensionamento per poter approfittare di una rendita, si legge in una nota odierna dei servizi parlamentari.

Sempre nell'ottica di un inasprimento delle condizioni per poter accedere alle prestazioni sociali, la CSSS-N ha accolto (12 voti a 10 e un'astensione) un'altra iniziativa parlamentare democentrista mediante la quale si vuole che anche i cittadini provenienti da UE e dall'Associazione europea di libero scambio (AELS) residenti in Svizzera, compresi i rifugiati, abbiano vissuto per almeno dieci anni da noi prima di poter ricevere prestazioni complementari AVS. Tale condizione vale già per gli stranieri di Stati terzi.

Voto positivo risicato (12 a 11) anche per la terza iniziativa parlamentare UDC, con cui la formazione del presidente Toni Brunner domanda una modifica dell'assicurazione invalidità (AI) affinché gli stranieri possano aver diritto alle prestazioni a patto che abbiano versato i contributi per almeno due anni (anziché un anno).

I tre atti parlamentari dovranno ancora essere esaminati dalla competente commissione del Consiglio degli Stati.

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SDA-ATS