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Aziende tornano ad assumere personale, dice la Seco

Il lavoro ridotto ha dato una grossa mano, sostiene Boris Zürcher della Seco. KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 08 ottobre 2020 - 14:00
(Keystone-ATS)

In Svizzera le aziende tornano ad assumere personale: è la lettura di Boris Zürcher, direttore della divisione lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia (Seco), dei dati sulla disoccupazione diffusi stamani.

Il numero di posti di lavoro annunciati è solo leggermente inferiore a quello dell'anno precedente, quando il coronavirus non era ancora assolutamente un tema, ha sottolineato Zürcher in una conferenza telefonica.

A suo avviso è quindi chiaro che "il personale viene di nuovo cercato e assunto". La dinamica del mercato del lavoro ha palesemente preso slancio: diventano così disponibili anche soluzioni provvisorie che possono essere offerte ai disoccupati.

A beneficiarne, in settembre, sono stati soprattutto i giovani, con un tasso di disoccupati che è sceso - rispetto al mese prima, quando era significativamente aumentato - dal 3,9% al 3,6%. Una progressione della disoccupazione giovanile in luglio e agosto è usuale, perché molti apprendisti entrano sul mercato del lavoro: dopo di che il tasso di solito cala nuovamente. C'è da sperare che questo schema si riproduca anche quest'anno, dice Zürcher.

Nel periodo giugno-settembre 2019 la disoccupazione - si torna a parlare di tutte le categorie di età - era al 2,1%, il valore più basso dal 2001. "Quello era probabilmente l'ultimo zoccolo", commenta l'alto funzionario. Il tasso attuale non è da record: ad esempio nel settembre 2009, sulla scia della crisi finanziaria, era arrivato al 3,9%.

La Seco parte dal presupposto che nel 2020 si raggiungerà un tasso medio annuo inferiore al 3,5%. Secondo Zürcher non vi sono segnali di un'ondata di licenziamenti in massa. Inoltre le attuali cifre sulla disoccupazione sono aumentate a causa di un effetto normativo legato alle misure anti-Covid: i disoccupati di lungo periodo non vengono più espulsi dal sistema. Ne hanno beneficiato circa 15'000 persone.

Un altro segnale positivo è la diminuzione del ricorso al lavoro ridotto. Stando a una stima della Seco - già comunicata un mese fa - senza questo strumento il tasso di disoccupazione avrebbe potuto superare il 20%. La disoccupazione parziale è costata finora quest'anno 7,3 miliardi di franchi.

Zürcher - specialista con una carriera a tutto campo: ha cominciato come apprendista, ha conseguito poi il dottorato all'università - respinge la critica di chi sostiene che il lavoro ridotto si traduca nel mantenimento di strutture economiche non più al passo con i tempi. A suo avviso si assiste infatti a un ritorno dell'impiego nei settori dell'industria orologiera e delle macchine, che risentono del rallentamento dell'economia globale e per i quali vale la pena di mantenere le capacità esistenti. : "Nessuna azienda malata sopravvive unicamente grazie ai contributi del lavoro ridotto", conclude.

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