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Raffica di attentati con 6 autombomba e un bilancio drammatico di almeno 60 morti a Baghdad. Mentre a 100 chilometri di distanza miliziani qaedisti assaltavano il campus universitario di Ramadi, prendendo in ostaggio studenti e impiegati e a Mosoul, nel nord del paese, 59 persone morivano in scontri tra forze di sicurezza e insorti. Un vero e proprio bagno di sangue nel paese martoriato dalla guerra civile.

A Baghdad gli attentati hanno preso di mira i quartieri sciiti della periferia. Almeno 6 autobomba hanno ucciso 60 persone mentre un ordigno è stato piazzato lungo la strada di un quartiere residenziale. L'ennesima giornata di sangue è iniziata con l'attacco al campus universitario di Ramadi, capoluogo della turbolenta regione occidentale irachena di al Anbar e per settimane, da dicembre scorso, fulcro della protesta pacifica contro il governo filo-iraniano di Nuri al Maliki.

A sferrare l'assalto sono stati i miliziani qaedisti che, come nel vicino conflitto siriano, sembrano agire sempre più per esacerbare le tensioni tra sunniti e sciiti e radicalizzare un conflitto che va ben oltre i confini nazionali tra Siria e Iraq. Dopo diverse ore di tensione, i miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) si sono ritirati dall'ateneo di Ramadi (100 km a ovest di Baghdad), preso d'assalto dalle forze speciali irachene che hanno messo in salvo centinaia tra studenti, docenti e impiegati: questi affollavano il campus nei giorni di esami di fine semestre.

Il bilancio delle violenze è stato di due uccisi e di diversi feriti. L'assalto dell'Isis all'università era cominciato stamani quando i qaedisti avevano ucciso le guardie dell'ateneo e fatto saltare un ponte all'ingresso dell'edificio, prima di prendere in ostaggio chi non era riuscito a fuggire. Solo nel pomeriggio le forze governative hanno lanciato il blitz risolutivo. Questo mentre nel nord del Paese, nella regione di Mossul, almeno 59 persone sono morte durante scontri tra le forze di sicurezza e altri miliziani qaedisti.

Ieri, sempre a Mossul, 36 persone erano state uccise in scontri analoghi e raid aerei governativi. Il bilancio odierno, riferito da fonti ufficiali, è di 21 poliziotti uccisi e 38 miliziani. Da giovedì scorso, l'Isis ha sferrato una vasta offensiva oltre i confini di al Anbar, sfidando in modo esplicito l'autorità di Baghdad, percepita da ampi settori del sunnismo politico iracheno come un appendice dell'espansionismo iraniano - persiano e sciita - nel Medio Oriente arabo.

L'episodio simbolicamente più significativo si era registrato due giorni fa quando miliziani qaedisti avevano attaccato Samarra, una delle città simbolo degli sciiti a nord di Baghdad. Nel febbraio del 2006 Samarra era stata teatro di un attentato che distrusse la cupola d'oro del mausoleo sciita dei due Imam. L'attacco scatenò un conflitto tra sciiti e sunniti che per due anni sconvolse tutto l'Iraq provocando decine di migliaia di morti.

Giovedì l'Isis si era impadronito di alcuni quartieri della città ma era stato poi costretto a ripiegare dopo l'intervento massiccio delle forze governative. Negli scontri 17 persone erano rimaste uccise e 45 ferite. Nei mesi scorsi, i miliziani qaedisti si erano impadroniti di Falluja - un tempo capitale della resistenza irachena ostile alle truppe anglo-americane - e di alcune zone di Ramadi. Il governo di Maliki, sostenuto anche dagli Stati Uniti in nome della "lotta al terrorismo", ha ordinato diversi raid aerei e bombardamenti di artiglieria, nei quali sono finora morte, in cinque mesi, più di 350 persone.

SDA-ATS