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Balcani: leader Ue rinviano discussione a maggio 2020

"Sono molto deluso per i risultati sull'allargamento. Ieri sera non si trattava di dire sì o no all'adesione di Macedonia e Albania, ma sì o no ad iniziare i negoziati. È stato un grave, pesante, errore storico", ha detto il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. KEYSTONE/AP/VIRGINIA MAYO sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 ottobre 2019 - 18:17
(Keystone-ATS)

I leader europei torneranno sulla questione dell'allargamento ai Balcani occidentali a maggio 2020, in occasione del vertice dell'UE a Zagabria con i rappresentanti politici della regione. Lo si legge nelle conclusioni del Consiglio europeo.

Intano sono molte le critiche per il mancato raggiungimento, ieri sera, di un accordo tra gli Stati membri dell'UE per iniziare i negoziati con Macedonia e Albania, dovuto sostanzialmente all'opposizione di Francia, Danimarca e Olanda.

"Sono molto deluso per i risultati sull'allargamento. Ieri sera non si trattava di dire sì o no a Macedonia e Albania per l'adesione, ma sì o no ad iniziare i negoziati. È stato un grave, pesante, errore storico", ha detto il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker al termine del vertice dei leader dell'UE.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha spiegato che "la schiacciante maggioranza" era per l'apertura dei negoziati di adesione "ma serviva un'unanimità, che non c'è stata. L'Albania e Macedonia non ne sono responsabili, perché sono pronte, ma alcuni Paesi non lo sono stati. Credo sia stato un errore. Se vogliamo essere rispettati dobbiamo mantenere le nostre promesse". "A Macedonia e Albania dico di non arrendersi, non ho dubbi che un giorno diventerete membri dell'Ue", ha aggiunto Tusk.

"I leader dell'UE non sono stati all'altezza del loro impegno ad aprire i negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l'Albania", è una "estrema delusione", ha scritto su Twitter il commissario all'Allargamento, Johannes Hahn, dopo il mancato accordo tra gli Stati membri su Skopje e Tirana. "Rifiutare di riconoscere i progressi compiuti" dai due Paesi balcanici per allinearsi agli standard dell'UE - ha aggiunto - "avrà conseguenze negative, compreso il rischio di destabilizzazione dei Balcani occidentali, con un impatto sull'UE".

Anche per la cancelliera tedesca Angela Merkel è "deplorevole" che non ci sia stata unanimità sull'avvio dei negoziati di adesione di Albania e Macedonia. "La Germania ritiene che se gli obiettivi fissati dalla Commissione UE siano stati raggiunti, bisogna avviare i negoziati", ma "Francia, Danimarca e Olanda sono contrari", ha spiegato. Rispondendo a chi le faceva presente anche i dubbi dei tedeschi sul tema, la cancelliera ha sottolineato che "non si tratterebbe di un ingresso, ma di avviare un processo" che porterebbe anche benefici economici visto che potrebbe arrivare forza lavoro qualificata, che "in Germania manca". È "nell'interesse dell'UE tenere questi Paesi ancorati", ha concluso la Merkel.

"Il mancato avvio del negoziato con Macedonia del Nord e Albania è un grande schiaffo, un errore storico", ha ribadito il premier italiano Giuseppe. "Proporremo già a novembre di portare la questione al Consiglio Affari generali", ha detto sottolineando che "se l'Europa crea questa angoscia nei Balcani occidentali non solo svantaggia sé stessa ma rischia di avvantaggiare altri paesi che mirano ad ampliare la propria sfera di influenza".

Grande disappunto" è stato espresso oggi dal presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. "Entrambi i Paesi e i loro cittadini hanno fatto sforzi enormi per soddisfare le condizioni richieste per l'avvio dei negoziati", scrive Sassoli in una nota. "Quando si chiede di fare degli sforzi supplementari, è nostro dovere tenere fede alla parola data. Sarà difficile spiegare alla popolazione di questi due Paesi perché stiamo ritardando il prossimo passo nonostante i progressi che sono stati fatti. Noi continueremo a combattere - conclude Sassoli - per un futuro con l'Albania e la Macedonia del Nord dentro la famiglia europea".

Dalla parte degli oppositori, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che Parigi "si è opposta insieme ad altri Paesi perché ci sono ancora delle situazioni non ancora risolte, come la migrazione". "Non considero che la sola relazione che dobbiamo avere con i nostri vicini debba essere di espansione o di allargamento", ha spiegato Macron.

"Saluto gli sforzi che hanno fatto la Macedonia del Nord e l'Albania nel campo delle riforme", ha aggiunto precisando poi che "se si fossero aperte le discussioni di allargamento solo con la Macedonia del Nord scartando l'Albania sarebbe stato un errore politico funesto nella regione". Per Macron, "si sarebbero creati dei problemi con movimenti politici di violenza inaudita non solo in Albania ma anche negli altri paesi".

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