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La Banca nazionale svizzera (BNS) ha annunciato oggi a sorpresa la revoca della soglia minima di cambio con la moneta unica europea, fissata a 1,20 franchi per un euro e in vigore dal settembre del 2011.

La BNS ha anche abbassato di 0,5 punti, fissandolo a -0,75%, il tasso di interesse applicato sugli averi in conti giro, ossia sui patrimoni della banche commerciali depositati presso la banca centrale. L'istituto di emissione che ha inoltre nuovamente adattato verso il basso e in zona negativa il margine di fluttuazione del Libor a tre mesi, il principale tasso di riferimento, che è ora compreso tra -1,25% e -0,25%: precedentemente la forbice era compresa tra -0,75% e +0,25%.

La mossa della BNS giunge a sorpresa: non più tardi di dieci giorni fa il presidente Thomas Jordan aveva infatti detto in un'intervista televisiva che la soglia minima era "assolutamente centrale" e irrinunciabile. E nello scorso dicembre aveva più volte ripetuto che la BNS "continuerà a difenderla con tutta la determinazione richiesta, anche acquistando illimitatamente divise estere".

Non erano però mancati i segnali premonitori: alcuni esperti avevano infatti criticato il cambio fisso con l'euro, affermando che il franco era agganciato a una nave che sta affondando. In questi 40 mesi il tetto di 1,20 franchi, deciso per proteggere le esportazioni svizzere, era inoltre stato più volte messo alla prova dai mercati con pesanti interventi della BNS che hanno appesantito il suo bilancio.

"È successo quello che non doveva accadere", ha commentato un cambista interpellato dall'agenzia finanziaria awp: "gli speculatori hanno vinto contro la BNS" e a perderci è la credibilità dell'istituto d'emissione. Un analista dell'agenzia tedesca Helaba ha detto dal canto suo che non vi saranno più nuove soglie minime, perché i mercati non avranno più fiducia nella capacità della BNS di difenderla. "Il cambio euro-franco viene lasciato al mercato e il corso dovrebbero avviarsi verso la parità", è la sua conclusione.

Sui mercati l'annuncio odierno ha fatto scendere in pochi minuti il corso dell'euro a 1,16 franchi, poi il calo è proseguito sino a 1,05 (alle 12.00) mentre la borsa a Zurigo ha subito un tonfo. Poco prima di mezzogiorno l'indice SMI dei titoli guida segnava una contrazione dell'8,6%. Gli investitori temono guai seri per l'export elvetico e sono quindi scattati gli ordini di vendita.

La BNS ha fatto sapere che l'eccessiva robustezza del franco si è in qualche modo attenuata, pur rimanendo a livelli elevati. L'istituto rileva pure che l'economia elvetica ha saputo trarre profitto dalla soglia minima con l'euro per adattarsi alle nuove condizioni. Si è trattato di una misura "eccezionale e temporanea" che ha preservato l'economia svizzera da gravi danni.

Viene inoltre rilevato che l'euro ha perso nettamente terreno rispetto al dollaro, ciò che ha automaticamente comportato una rivalutazione della moneta americana sul franco. In queste condizioni, secondo la BNS, il mantenimento della soglia di 1,20 franchi con la moneta unica non era più giustificabile. La BNS ha precisato che continuerà a "sorvegliare la situazione" nella definizione della sua politica monetaria: se necessario interverrà sui mercati dei cambi.

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SDA-ATS