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Il settore bancario svizzero ha realizzato nel 2014 utili per 14 miliardi di franchi, il 19% in più dell'anno precedente.

I patrimoni amministrati sono aumentati di 518 miliardi a 6656 miliardi alla fine di dicembre: gli istituti hanno fra l'altro approfittato di afflussi importanti giunti dai paesi emergenti e dagli stati europei in transizione, fattore che ha più che compensato il calo di attivi provenienti dall'Europa occidentale dovuto ai processi di regolarizzazione fiscale.

Il ramo fornisce un importante contributo alla prosperità della nazione, afferma l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB), che ha presentato oggi il suo periodico barometro del settore. Contribuisce infatti alla creazione di valore aggiunto nella misura del 6%, offre 104'000 posti di lavoro (in equivalenti a posto pieno) e versa imposte per 2,6 miliardi di franchi (+37% rispetto al 2013).

La quota di attivi amministrati stranieri è rimasta leggermente sopra il 50%. Le banche svizzere rimangono leader mondiali nel campo della gestione transfrontaliera, con una fetta del 26%.

Se gli utili complessivi sono aumentati, in progressione sono però anche le perdite degli istituti non redditizi, finiti in rosso per 6,8 miliardi (+26%). L'ampiezza dei risultati totali è fortemente influenzato dalle grandi banche e da quelle controllate da società estere, mette in guardia l'organizzazione che si firma anche con il nome SwissBanking.

L'erogazione di crediti ad aziende e privati in Svizzera si è attestato a 1073 miliardi. L'incremento del 4% è inferiore a quello registrato nei tre anni precedenti. Questo è probabilmente dovuto anche alle misure prese per raffreddare il mercato ipotecario.

La somma di bilancio totale è salita del 7% a 3042 miliardi. La crescita è da attribuire soprattutto all'ampliamento delle posizioni all'estero delle grandi banche e alla progressione dei crediti ipotecari.

Il personale attivo nel settore è risultato in calo, con una perdita di 1682 posti (-2%). Questo andamento riflette il contesto economico e normativo più difficile per le banche, afferma l'ASB. La disoccupazione nel ramo è risultata comunque inferiore alla media (2,5% contro 3,2%). Inoltre il futuro non si presenta nero: per il secondo semestre 2015 gli istituti si aspettano uno sviluppo dell'impiego costante o leggermente positivo.

Il mutamento strutturale in atto porta a concentrazioni: a fine 2014 le banche attive erano 275, otto in meno di dodici mesi prima. Il ramo è stato inoltre fortemente colpito dalla decisione della Banca nazionale svizzera di abolire il cambio minimo con l'euro e di introdurre interessi negativi sui depositi.

Per migliorare l'attrattiva del mercato dei capitali svizzeri secondo l'ASB servono alcuni misure: abolizione dell'imposta preventiva e delle tasse di emissione, introduzione del principio dell'agente pagatore ed elaborazione di soluzioni perenni per i CoCos (Contingent Convertible Bonds). Un altro provvedimento è rappresentato dalla creazione di una piattaforma specializzata nella operazioni in yuan, la valuta cinese: un progetto che secondo l'associazione è sulla buona strada.

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SDA-ATS