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Più della metà degli istituti di credito elvetici - il 54% - prevede che lo scambio automatico di informazioni bancarie verrà applicato in futuro anche ai clienti residenti in Svizzera: è quanto risulta da un sondaggio svolto dalla società di consulenza Ernst & Young (EY) pubblicato oggi.

In Svizzera le relazioni tra cittadino e Stato sono contraddistinte da liberalità e senso di responsabilità, spiega EY: ma il paese "non potrà sottrarsi all'evoluzione internazionale". La fine del segreto bancario all'interno dei confini nazionali non è quindi più considerata un tabù.

Il barometro della banche di EY indica anche che il 51% degli istituti interrogati - in totale 120 - calcolano per il 2014 risultati d'esercizio in crescita, con progressioni fino al 10%. Per il 37% questa soglia verrà addirittura oltrepassata. La proporzione delle banche ottimiste è superiore a quella registrata negli ultimi tre anni, ma inferiore a quella del 2010.

Le banche sono fiduciose anche per quanto riguarda il 2015: il 69% pronostica risultati d'esercizio in crescita fino al 10% e il 15% calcola guadagni ancora maggiori. I gruppi che si attendono di chiudere l'anno in corso in perdita rappresentano il 16% del totale. Si tratta di cifre migliori rispetto al periodo 2011-2013, ma anche in questo caso inferiori a quelle del 2010.

Una cinquantina di istituti ritiene inoltre che le attività di banca privata conosceranno nel prossimo futuro una forte pressione verso il consolidamento.

L'occupazione, nei prossimi dodici mesi, dovrebbe rimanere stabile. Le banche, nella misura del 63%, ritengono che non creeranno nuovi posti di lavoro: solo il 22% prevede un aumento della massa salariale, mentre il 14% calcola che procederà a tagli di personale.

L'implementazione dei nuovi regolamenti continua ad essere considerata la priorità numero uno, afferma EY. Quanto al contenzioso fiscale con gli Stati Uniti, il 42% delle banche pensa che per risolverlo saranno necessari altri due-tre anni. Per il 30% i tempi saranno invece più lunghi.

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SDA-ATS