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Basta violenza: poliziotti vogliono fatti, non parole

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 novembre 2011 - 16:39
(Keystone-ATS)

Confrontati a una violenza crescente, i poliziotti svizzeri vogliono fatti non parole: con una campagna di sensibilizzazione lanciata oggi, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia (FSFP) intende ottenere un inasprimento delle sanzioni.

La campagna "Stop alla violenza contro la polizia" - ha spiegato il vicepresidente della FSFP Jean-Marc Widmer in una conferenza stampa oggi a Berna - si è resa necessaria dato l'aumento di minacce e aggressioni nei confronti dei funzionari. In dieci anni - dal 2000 al 2010 - queste sono infatti passate da poco meno di 800 a 2258. Nel 90% dei casi le vittime erano poliziotti. Nello stesso periodo le sentenze penali per questo tipo di reati sono più che raddoppiate (da circa 600 a oltre 1400).

"Riconosciamo che gli ambienti politici hanno affrontato il tema, ma ciò non è sufficiente, vogliamo ormai i fatti", ha sostenuto Widmer. "La FSFP si rifiuta di considerare la violenza quale rischio annesso al mestiere di poliziotto", ha puntualizzato. "Vogliamo rendere coscienti del fatto che la violenza diretta contro l'uniforme tocca comunque sempre una persona" - ha puntualizzato Widmer.

In una petizione lanciata nel 2009 i poliziotti avevano già chiesto la reintroduzione nel Codice penale delle pene privative della libertà brevi da scontare, l'aumento della multa minima in caso di violenza contro le autorità e il raddoppio delle pene in caso di recidiva, sul modello della legislazione francese.

Da parte sua Karin Keller-Sutter, presidente della Conferenza delle direttrice e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), ha ribadito la solidarietà nei confronti dei poliziotti. La Conferenza ha in tal senso sostenuto la modifica del diritto delle pene e la loro armonizzazione.

"Le aggressioni nei confronti dei poliziotti, impegnati in occasione di manifestazioni sportive o altro, rappresentano sempre attacchi contro lo Stato e la società civile", ha sottolineato Keller-Sutter.

"Anche l'aumento delle aggressioni contro collaboratori delle amministrazioni pubbliche, come i lavoratori sociali, i responsabili delle tutele, i preposti alle imposte e i veterinari cantonali è preoccupante", ha precisato. Gli omicidi commessi a Escholzmatt (LU) e a Pfäffikon (ZH) sono solo la punta dell'iceberg.

Nel cantone di Vaud, le autorità sono sensibili al problema: il consiglio di Stato in corpore e una larga maggioranza del Parlamento hanno anche sostenuto la petizione della FSFP, precisa da parte sua la responsabile del Dipartimento della sicurezza Jacqueline de Quattro in un'intervista apparsa oggi sul "24 Heures".

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