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"Stai operando il paziente giusto?" Altro che ripassare complicate procedure o visualizzare dettagli anatomici complicati. Prima di un intervento il chirurgo deve chiedersi semplicemente se sul tavolo operatorio c'è il malato che deve fare proprio quella operazione. Lo sottolinea la Lifebox Foundation, una Ong britannica impegnata nell'introdurre gli standard chirurgici nei paesi in via di sviluppo, secondo cui però i consigli valgono anche in occidente.

Le domande sono contenute anche nelle linee guida emanate dall'Oms nel 2008, ma ancora non entrate stabilmente nelle sale operatorie. La prima, afferma l'Ong al sito della Bbc, è semplicemente "sto operando la persona giusta?". "Sembra incredibile - spiega il sito - ma solo negli Usa ogni anno vengono operate 200-300 persone sbagliate, e anche in Gran Bretagna lo scorso anno è stato operato agli occhi il paziente errato".

Una volta stabilito che la persona è quella giusta, il chirurgo dovrebbe pensare se l'intervento è quello previsto. Soprattutto quando la scelta è tra "destro-sinistro" l'errore è sempre in agguato. È importante, continua la lista, che il medico che opera si chieda se sa esattamente il nome e il lavoro di tutte le persone che lo assistono, soprattutto per interventi che potrebbero avere momenti concitati in cui agire in pochi secondi. Se la macchina per l'anestesia è stata controllata e i livelli di ossigeno del paziente sono monitorati sono forse domande a cui nelle sale operatorie normalmente si risponde, l'ultima indicata è drammaticamente d'attualità un po' ovunque: "Avete rimosso tutti gli strumenti dal paziente?". Queste domande, sottolinea l'Ong, possono far sorridere, ma secondo alcuni studi una checklist corretta può salvare mezzo milione di persone l'anno nel mondo.

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SDA-ATS