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FRANCOFORTE - Gli squilibri e le distorsioni dell'economia globale che hanno causato la crisi continuano ad essere "un fattore di rischio fondamentale".
A lanciare l'allarme per la stabilità dei mercati e, in definitiva, per la possibilità di una ripresa sostenibile è la Banca centrale europea. Che nel suo bollettino mensile chiede più incentivi contro la disoccupazione, visto che nei prossimi anni i senza-lavoro saranno strutturalmente di più in Eurolandia.
Usando parole insolitamente dirette nel suo bollettino mensile, la Bce denuncia apertamente che la riduzione degli squilibri globali - leggasi deficit commerciale Usa e forte crescita dell'export cinese - durante la crisi "é stata solo parziale e probabilmente di natura per lo più temporanea". Governi e consessi internazionali come il G-20 devono fare di più, insomma, visto che le consultazioni multilaterali sugli squilibri mondiali tenutesi nel 2006-2007 hanno visto "i paesi interessati non rispettare appieno gli impegni assunti sul piano delle politiche economiche".
Raramente i banchieri centrali assumono posizioni così nette su temi oggetto di negoziati e delicate diplomazie internazionali fra Stati sovrani. Eppure, se per un momento all'Eurotower hanno dismesso l'aplomb tipico dei banchieri centrali, è perché il tema degli squilibri mondiali continua a mettere una seria ipoteca sull'uscita dalla crisi: se non vi si pone rimedio - avverte la Bce - il rischio è quello di una "correzione disordinata, che risulterebbe costosa per tutte le economie".
Il riferimento, neanche troppo velato, è al disavanzo commerciale degli Usa, finanziato da massicci acquisti di titoli di Stato americani dalla Cina. E al maxi-surplus commerciale cinese, che sta comportando tassi di crescita stellari e ha creato - secondo alcuni economisti - una bolla creditizia e immobiliare pronta ad implodere. E' abbastanza per destare preoccupazione agli occhi della Bce, visto che di rischi per la ripresa non ne mancano neanche sul fronte interno. Sulla crescita al rallentatore prevista per l'Europa quest'anno, infatti, pesa il fardello della disoccupazione, che nei prossimi anni sarà "strutturalmente più elevata" in un'Europa in cui "le condizioni nei mercati del lavoro si sono deteriorate ulteriormente". E dall'Eurotower è allarme-lavoro anche per gli Usa: "la recessione che ha avuto inizio nel dicembre 2007 - spiegano gli economisti di Francoforte - è stata associata a una correzione eccezionalmente brusca nel mercato del lavoro statunitense". Ora, nonostante le statistiche sull'occupazione statunitense mostrino un lieve miglioramento in marzo, c'é il timore che la ripresa "si configuri nuovamente come una ripresa 'senza occupazione', come avvenne negli episodi dei primi anni '90 e degli inizi del decennio scorso.

SDA-ATS