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Bce: rompe tabù, verso taglio tassi sotto soglia 1%

La Banca centrale europea (Bce) si prepara a infrangere un altro tabù, tagliando i tassi sotto la soglia dell'1%, con ogni probabilità di 25 punti, sebbene alcuni osservatori si spingano a ipotizzare una riduzione doppia.

Dopo aver comprato invano per mesi titoli di Stato (programma ora dormiente), messo a segno due maxi aste di fondi e allargato i criteri per fornire liquidità, l'Eurotower, nella riunione del board domani, potrebbe compiere un ulteriore mossa impensabile fino a pochi anni fa, mentre si moltiplicano le voci sul varo di altre misure straordinarie come la riduzione a zero dei tassi sui depositi, sebbene le probabilità non siano elevate.

Impegnata in un ruolo di pressione sui leader politici europei senza precedenti, che ha consacrato il ruolo del presidente Mario Draghi come grande mediatore nei vertici, la Bce cercherà, tramite la leva dei tassi, di mostrare di venire incontro alle istanze dell'economia reale e degli istituti di credito che premono sui governi e la classe politica. I dati macroeconomici pessimi dai Paesi europei e l'inflazione sotto controllo spingono oltretutto verso questa direzione.

Certo, è quasi unanime il giudizio degli analisti che un taglio non risolva molto la situazione europea caratterizzata da bilanci bancari ancora sotto forte pressione e, soprattutto, da una scarsità di domanda che rende improbabile un aumento dei finanziamenti. Inoltre il costo del denaro, di pari passo con lo spread, si è molto differenziato da Paese a Paese e non rappresenta in Germania quel problema che si vive in Spagna o Italia. E però un sollievo alle famiglie sempre più in difficoltà nel ripagare i mutui e alle imprese arriverà.

Tuttavia la banca centrale bada anche ai propri rischi. Martedì ha limitato l'uso dei titoli di Stato a garanzia dei bond bancari usati come collaterale per prevenirsi da eventuali collassi di alcuni Paesi e gli effetti non hanno tardato a farsi sentire sui titoli del settore in Borsa. Lo scopo è anche quello di imporre ai governi di mettere 'soldi veri' nelle banche nazionalizzate. E il numero uno della Banca centrale olandese Knot ha affermato a chiare lettere quanto detto da Draghi con parole più sfumate: se si vogliono aiutare i Paesi in difficoltà devono essere i governi a prendere una decisione (assumendosi le relative responsabilità. e non la Bce. Per salvare l'euro l'unica via è l'unione di bilancio e bancaria e poi quella politica. La prima Draghi l'ha avviata facendo approvare il 'suò fiscal compact, la seconda arriverà a fine anno con l'assegnazione, non a caso, alla Bce della sorveglianza unica sull'area euro mentre per la terza si è ancora in alto mare.

Di certo Francoforte si è liberata sostanzialmente del programma di acquisto dei titoli di Stato. Dormiente da alcune settimane è destinato a rinascere in altra forma. Sarà la Bce a comprare i titoli (anche se è ancora poco chiaro per decisione di chi e in che misura), ma come agente del fondo Esm. La principale conquista del Vertice Ue di Italia e Spagna poi avverrà, come ha puntualizzato lo stesso Draghi, a 'strette condizioni'.

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