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Il pubblico ministero ha chiesto 12 anni di carcere per un marocchino da oggi sotto processo a Bienne per aver ucciso la moglie con 29 coltellate il 29 aprile 2011. La sentenza è attesa per giovedì mattina. Il fatto di sangue avvenne davanti agli occhi della figlia della coppia.

I due coniugi vivevano separati. La moglie aveva chiesto il divorzio. L'uccisione della donna è stata il tragico epilogo di una lite al riguardo. La donna - ha dichiarato l'imputato in aula - gli aveva detto che con il divorzio lui avrebbe perso il diritto di dimora in Svizzera e che lei aveva qualcuno che l'avrebbe sostenuta finanziariamente con molto denaro.

Il marocchino ne ha dedotto che aveva un amante. Ha dunque afferrato un coltello da cucina con una lama lunga 18 centimetri e ha trafitto ripetutamente la moglie. Dopo averle già inferto un colpo mortale, le ha ancora tagliato la gola. Poi ha chiamato la polizia, che lo ha arrestato.

I cinque giudici del Tribunale regionale del Giura bernese-Seeland devono decidere fra tre opzioni di reato: assassinio, omicidio intenzionale o omicidio passionale. Secondo la procuratrice Cindy Maeder si è trattato di omicidio intenzionale.

A suo avviso non c'è stato assassinio, perché l'imputato non ha agito a sangue freddo e senza scrupoli e neppure con premeditazione. Non si può neppure parlare di omicidio passionale, ha sostenuto, perché il marocchino ha sì colpito in stato di "violenta commozione", non tuttavia "scusabile per le circostanze" come prevede il pertinente articolo del codice penale. Secondo il pubblico ministero quanto è avvenuto è ascrivibile al carattere stesso del nordafricano.

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SDA-ATS