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Il weekend della verità per la Grecia parte male. I falchi si sono levati, spazzando l'ottimismo diffuso dalle colombe. Il capo dell'ala dei duri, Wolfgang Schäuble, è rigidissimo: non crede a Tsipras, non accetta il suo piano e propone una 'Grexit' per cinque anni.

La Merkel sembrerebbe più disponibile, ed è per questo che i ministri dell'Eurogruppo, riuniti per dare il via libera al terzo salvataggio, lasceranno invece la palla al summit di domani.

Dopo che i 'tecnici' dell'ex Troika hanno promosso il piano greco, offrendo aiuti per oltre 70 miliardi di euro, la resa dei conti ora è tutta politica, e solo i leader possono decidere se continuare a tenere la Grecia nell'euro oppure accompagnarla alla porta.

Più che un problema di misure, ora è un problema di fiducia. "Sarà un incontro abbastanza difficile, ancora non ci siamo, ci sono molte critiche alle proposte greche sulla sostanza e un grosso problema di fiducia", ha sintetizzato il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem prima della riunione. "Non vedo come potremo raggiungere facilmente un accordo: il Governo greco ha fatto di tutto per minare la fiducia", è il commento secco di Schäuble. Il viceministro olandese prova a spiegare: "Il piano è debole in alcune aree, cominceremo i negoziati quando tutte le condizioni saranno riempite, ma c'è seria preoccupazione sull'attuazione visto che i greci stanno proponendo qualcosa che una settimana fa era stata rigettata al referendum". Una "incongruenza" che va risolta, spiega il ministro maltese.

La fiducia è venuta a mancare non solo per la 'sfida' di Tsipras all'Ue, con la convocazione del referendum a sorpresa, ma anche perché ieri ad Atene "la maggioranza parlamentare si è erosa ed è molto difficile far passare le riforme" senza una maggioranza ampia, ha chiarito il ministro irlandese Micheal Noonan.

Con una situazione simile, all'Eurogruppo i falchi hanno gioco facile. Atene non ha molte carte da giocarsi, se non promettere di accelerare l'approvazione delle riforme. Che comunque per Schäuble non sono sufficienti, perché i numeri "non sono credibili". Francia e Italia ci provano ad allargare il fronte dei sostenitori, che ora ha imbarcato anche l'ex Troika promuovendo il piano greco. Ma sarà difficile coinvolgere il nutrito numero dei 'seguaci' della Germania, come Slovacchia, Finlandia, Olanda, Estonia, solo per nominarne alcuni. Nel migliore dei casi, con un accordo, le condizioni saranno durissime. La stessa ex Troika ha raccomandato un alleggerimento del debito solo dopo che il Governo avrà passato tutte le riforme e avrà raggiunto l'avanzo primario concordato. Con un calcolo approssimativo, potrebbe non succedere prima della fine dell'anno.

All'Eurogruppo, è Schäuble a guidare la trattativa. Anche con 'colpi' poco leciti. A riunione in corso, compare un documento del suo ministero che spiega come Atene abbia solo due strade. La prima, migliorare le sue proposte velocemente e in modo completo, con il pieno sostegno del Parlamento e trasferire asset, per un ammontare di 50 miliardi, a un fondo per ottenere la nuova tranche di aiuti. La seconda, lasciare per cinque anni l'Eurozona, ristrutturando i suoi debiti. Ipotesi che subito fonti europee dichiarano "non praticabile".

Il 'no' di Berlino per ora suona forte e chiaro anche sulla proposta del Fmi di estendere le scadenze del debito greco da 30 a 60 anni. Ma nemmeno la Germania può fare opposizione fino in fondo, perché a rischio non c'è solo il destino della Grecia: "Un incontrollato collasso del sistema bancario greco come debitore sovrano porterebbe dubbi significativi sull'integrità dell'Eurozona nel suo insieme", affermerebbe un documento di Bce, Commissione Ue e Fondo monetario, citato dalla Frankfurt Allgemeine Sonntagszeitung.

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SDA-ATS