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È partito il contrattacco annunciato da Silvio Berlusconi dopo la richiesta di processo immediato per il caso Ruby. Fra un'accusa di golpe morale contro il suo governo, il paragone fra le inchieste di Milano e la giustizia della Germania est, il rilancio dell'immunità parlamentare, lo sfratto dalle giunte di centro destra intimato all'Udc, e l'ipotesi, formulata dal ministro Franco Frattini, di ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, il presidente del consiglio cerca di rompere l'accerchiamento che si sta stringendo attorno a lui.

La manovra, però, non si presenta facile. Il Quirinale mantiene un certo distacco, che può essere letto come freddezza, verso l'attivismo di Berlusconi. E la Corte costituzionale, bersaglio più volte delle critiche di Berlusconi, reagisce oggi col presidente Ugo De Siervo all'accusa, giudicata offensiva, di non imparzialità. Mentre il vice presidente del Csm, Michele Vietti, respinge l'accusa di eversione e chiede rispetto per i magistrati; e le parole di Vietti, anche se impegnano solo chi le pronuncia, difficilmente sono in contrasto col pensiero di chi del Csm è presidente, cioè il capo dello stato (così come è probabile che le parole del ministro Angelino Alfano, che critica con forza Vietti, esprimano un pensiero vicino a quello del presidente del consiglio). Perfino la Lega, alleato indispensabile sia in parlamento che in caso di elezioni, sembra oggi volersi concentrare solo sul federalismo, su cui ha ritrovato una certa sintonia col Quirinale, lasciando Berlusconi a cavarsela da solo sul caso Ruby.

Al netto delle polemiche e dei toni accesi, la strategia di Berlusconi sembra restare, almeno in prima battuta, la stessa di ieri; il rafforzamento dell'attuale maggioranza per scongiurare il ricorso alle elezioni e mandare avanti alcune riforme che lo aiutino ad uscire dall'impasse. Ed infatti, quando dice intervistato da Giuliano Ferrara che in democrazia il giudice ultimo è il popolo (espressione usata di solito per invocare le urne), Berlusconi precisa anche che il depositario di questa supremazia è il parlamento; del quale il presidente del consiglio ha ancora, sia pure non senza grossi problemi, il controllo.

È in parlamento quindi che, almeno per ora, Berlusconi intende muoversi, attraverso riforme ordinarie e costituzionali che rafforzino il governo e limitino lo spazio di manovra a quei magistrati giudicati eversivi.

Per rafforzare la maggioranza, Berlusconi sprona il nuovo gruppo dei Responsabili a raggiungere la soglia critica di 29 deputati, che permetterebbe di chiedere una nuova composizione delle commissioni (in particolare quella bilancio). Anche la cacciata dalle giunte dell'Udc potrebbe essere, oltre che una ritorsione, un tentativo di spaccare il partito di Casini, in modo da attrarne un po' di resti nella propria orbita.

La manovra, però, è estremamente rischiosa, perché a spaccarsi sarebbero intanto le giunte dove l'apporto dell'Udc è determinante; ed infatti le prime reazioni dei presidenti regionali interessati sono assai caute (mentre Casini risponde con una richiesta di elezioni anticipate per venire a capo di una situazione ormai insopportabile).

Ma evidentemente, Berlusconi ritiene che ormai valga la pena di correre il rischio di far cadere le giunte per provare a rafforzare il governo, perché solo con una maggioranza più forte dell'attuale potrebbe avere una qualche plausibilità quel programma di riforme costituzionali, compresa l'immunità parlamentare, che comunque richiederebbe tempi non brevi e resterebbe esposta all'alea del referendum confermativo.

Può essere plausibile una strategia di questo tipo, che rialza la posta in gioco nel momento della massima difficoltà? Chi ne dubita è Pier Luigi Bersani. Per il segretario del Pd, le ultime esternazioni del presidente del consiglio si avvicinano pericolosamente al livello di guardia di ciò che è tollerabile da un sistema democratico. È Berlusconi, per Bersani, che si comporta in modo eversivo; per questo, il segretario del Pd rinnova l'appello, lanciato più volte ma finora invano, perché nel centro destra ci sia qualcuno capace di alzare la propria voce.

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SDA-ATS