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Come aveva preannunciato in giugno, la Svizzera ha presentato oggi formalmente all'Unione europea la richiesta di modificare l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). Con questa mossa Berna prende in considerazione il ripristino del contingentamento, previsto per applicare l'iniziativa contro l'immigrazione di massa dell'UDC approvata dal popolo il 9 febbraio.

La richiesta è stata inoltrata con una lettera del direttore dell'Ufficio federale della migrazione (UFM) al capo della delegazione UE presso il Comitato misto, stando a una nota dello stesso UFM.

La reazione di Bruxelles non si è fatta attendere. La Commissione "esaminerà la richiesta" ricevuta dalle autorità svizzere, di revisione dell'accordo, ma "non ha intenzione di rinegoziarlo con l'obiettivo di introdurre quote e preferenze nazionali", ha affermato la portavoce dell'Alto rappresentante Ue Catherine Ashton.

Già all'indomani della votazione popolare il Consiglio federale aveva indicato che il nuovo articolo costituzionale avrebbe avuto ripercussioni sulla libera circolazione delle persone. Da allora la Confederazione ha presentato le grandi linee della politica migratoria dal 2017: prevede la reintroduzione dei contingenti per tutti gli stranieri a partire dai quattro mesi di soggiorno; i frontalieri saranno sottoposti allo stesso regime. I contingenti saranno attribuiti ai cantoni una volta all'anno.

Come asserito a più riprese dal Consiglio federale, l'attuazione delle nuove disposizioni costituzionali non è compatibile con l'ALC. Da qui la richiesta a Bruxelles di modifica dell'accordo.

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SDA-ATS