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Nessun exit poll, ancora nessun dato parziale, i risultati ufficiali saranno annunciati solo domani mattina, ma le elezioni legislative di oggi in Bielorussia, boicottate dai cinque principali partiti di opposizione, si preannunciano come l'ennesimo plebiscito a favore del padre-padrone che governa il paese dal 1994, il presidente Aleksandr Lukashenko.

A partire dall'afflusso, che un'ora prima della chiusure delle urne ha toccato il 65,9%, (ma per il partito cristiano democratico si aggirerebbe sul 38-39%) rendendo valido il voto in tutti i 110 distretti al primo colpo, senza bisogno di ballottaggi: grazie anche al 25,9% garantito da un controverso voto anticipato lungo cinque giorni, con studenti, militari e dipendenti pubblici "sollecitati" a fare subito il loro dovere.

Del resto quasi tutti i 293 candidati rimasti in corsa dopo il clamoroso ritiro di quelli di due partiti di opposizione (il Fronte popolare bielorusso e il partito civico unito) sono filo governativi. L'unica incognita è vedere se per la prima volta nella camera bassa del parlamento entrerà qualche esponente dell'opposizione che ha accettato la sfida del voto, creando l'ennesima frattura in un fronte eterogeneo accumunato solo dalla lotta al presidente: il partito 'Mondo giusto' (26 candidati), il partito social democratico (11 candidati) e, tramite la raccolta di firme, il movimento 'Dì la verità' del poeta-scrittore Vladimir Nekliaev, finito in carcere per le proteste anti Lukashenko dopo la sua quarta rielezione consecutiva nel 2010.

Se si tratterà non di una nutrita pattuglia ma solo di qualche mosca bianca, il rischio sarà quello di dare una parvenza democratica ad un voto che il resto dell'opposizione ritiene una "farsa", avallando così la politica repressiva di Lukashenko e il ruolo di un parlamento ridotto a notaio del presidente. L'Osce, che finora non ha mai riconosciuto come democratica un'elezione in Bielorussia, darà il suo giudizio finale domani: una bocciatura secca potrebbe indurre la Ue ad irrigidire le sanzioni verso Minsk in ottobre, quando riesaminerà le misure prese a inizio anno. L'Europa è preoccupata per la situazione nel Paese, ma vorrebbe evitare di spingere Minsk completamente nelle braccia del Cremlino.

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SDA-ATS