In Svizzera si fa troppo poco per frenare la perdita di biodiversità. Le superfici destinate alla tutela della varietà biologica andrebbero raddoppiate per raggiungere gli obiettivi fissati nel 2012 dal Consiglio federale.

A suonare il campanello d'allarme è l'Accademia svizzera di scienze naturali (ASSN), che ha pubblicato oggi un rapporto sull'argomento. Il calo della biodiversità si osserva in quasi tutti i campi: dagli anfibi nelle zone paludose, ai pesci nei laghi e corsi d'acqua, alle varietà vegetali nei prati magri.

In molti casi, come ad esempio per quel che riguarda le paludi, ciò avviene nonostante gli obblighi di salvaguardia ancorati nella Costituzione, indica il Forum biodiversità della ASSN. Questo organismo ha coordinato il lavoro di 43 esperti, di 35 diverse istituzioni scientifiche, che hanno realizzato il rapporto sullo "Stato della biodiversità in Svizzera nel 2014".

Nel 2012 il Consiglio federale ha adottato una Strategia sulla biodiversità che definisce dieci obiettivi strategici per rafforzare a lungo termine la varietà biologica. Gli esperti ritengono che sono necessari molti più sforzi in tutti i campi della società e della politica per raggiungere gli obiettivi. Lo studio stima in particolare che si dovrà raddoppiare la superficie delle zone protette.

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