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Birmania: amnistia, liberi almeno 120 dissidenti

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 ottobre 2011 - 12:21
(Keystone-ATS)

Almeno 120 prigionieri politici sono tornati in libertà - ma un ufficiale penitenziario ha confidato alla Reuters che sono 300 - oggi in Birmania grazie a un'amnistia di cui hanno beneficiato oltre 6300 detenuti. Se per mettere insieme una lista completa degli scarcerati serviranno giorni, i numeri emersi finora smorzano le alte aspettative della vigilia, e la stessa Aung San Suu Kyi ha dichiarato di sperare che "molti di più vengano rilasciati".

Tra i detenuti liberati dai 44 centri di detenzione e 100 campi di lavoro nel Paese c'è il popolare comico Zarganar, reo di aver criticato il regime per la gestione dell'emergenza del ciclone Nargis nel 2008, una trentina di attivisti della "Lega nazionale per la democrazia" di Suu Kyi, alcuni monaci e leader delle milizie etniche. Mancano però i dissidenti storici protagonisti delle proteste pro-democrazia del 1988.

Amnesty International, che prima di oggi calcolava in 2100 i "prigionieri di coscienza" nelle carceri birmane, ha definito "deludenti" i numeri odierni. Negli ambienti della diaspora si confidava in un rilascio di svariate centinaia di detenuti. Oggi l'Associazione per l'assistenza ai prigionieri politici birmani (Aapp), una Ong con sede in Thailandia, ha rivisto verso il basso la sua lista di prigionieri politici ancora in carcere, portandola a 1270 persone tra cui 67 donne.

Per quanto inferiore alle aspettative, il rilascio di massa costituisce un ulteriore gesto di distensione del nuovo governo civile di Thein Sein, arrivando in scia ad altre misure accolte positivamente dalla comunità occidentale, che ha fissato la liberazione di tutti i prigionieri politici come una precondizione per la rimozione delle sanzioni economiche. Alla vigilia del rilascio di oggi, il segretario di Stato statunitense Hillary Clinton aveva definito "segnali promettenti" le recenti decisioni di Thein Sein, aggiungendo però che è troppo presto per definire una risposta di Washington

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