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Birmania: appello Suu Kyi a unità, migliaia la festeggiano

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 agosto 2011 - 19:35
(Keystone-ATS)

Migliaia di sostenitori hanno festeggiato oggi Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione birmana che, per la prima volta da quando le sono stati revocati gli arresti domiciliari, si è allontanata da Rangoon di un centinaio di chilometri per quello che è considerato il suo primo 'viaggio politicò dopo la lunga detenzione.

Arrivata nella provincia di Bago dove ha deciso di andare nonostante il regime l'abbia "sconsiglia" per presunti motivi di sicurezza, Suu Kyi, 66 anni, è stata salutata di paese in paese da centinaia di persone che si sono accalcate lungo le strade percorse dal suo corteo, formato da una trentina di auto. Sfidando la polizia che cercava di disperdere la folla, senza però usare violenza, la gente ha applaudito, gridato, innalzato cartelli con la scritta 'Noi amiamo la madre Suu!'. Sulle vetture, oltre all'acclamata leader della Lega nazionale per la democrazia (formazione sciolta dal regime militare), c'erano esponenti del suo partito, diplomatici e giornalisti.

La leader dell'opposizione, che è anche Premio Nobel per la pace, ha visitato una pagoda e ha inaugurato due biblioteche, una a Tha Nat Pin, l'altra a Bago. Alle centinaia di persone radunatesi per ascoltarla ha rivolto un appello all'unità. "Potremo sviluppare questo Paese - ha detto - solo se lavoreremo tutti insieme ... L'unità è forza, l'unità è necessaria dovunque ed è necessaria soprattutto nel nostro Paese". Ha poi aggiunto di aver fatto il possibile, da quando scese in politica più di vent'anni fa, e ha promesso: "Continuerò finchè potrò ".

In serata Suu Kyi è tornata a Rangoon. Il viaggio di una sola giornata e l'appello all'unità potrebbe essere interpretato, secondo alcuni osservatori, come un gesto di buona volontà verso il nuovo governo 'civilè, di cui la Premio Nobel a fine luglio ha incontrato un esponente. L'esecutivo 'civilè è in carica da fine marzo - da quando cioè la giunta del generalissimo Than Shwe si è sciolta - ma è di fatto sotto il totale controllo dei militari.

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