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Bloccare i contributi di coesione a quegli Stati Ue, membri dello spazio Schengen, in difficoltà di fronte alla forte pressione migratoria equivarrebbe a una violazione dei patti e rischierebbe di avere effetto boomerang per il nostro Paese.

È quanto risponde il Consiglio federale a un'interpellanza del Consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega/TI). Quest'ultimo si chiedeva se non fosse il caso di sanzionare quei Paesi Ue "che non fanno adeguatamente il proprio dovere prestandosi a fungere da corridoio per immigrati clandestini in direzione dell'Europa occidentale".

L'esempio da seguire, secondo Quadri, sarebbe l'Ungheria (che ha innalzato al confine con la Serbia una barriera di quasi 4 metri e chiuso la frontiera con la Croazia, n.d.r). Pur attirandosi il biasimo internazionale, questo Paese ha adottato provvedimenti che non solo tutelano i propri confini, ma anche quelli dello spazio Schengen, di cui la Svizzera è parte.

Per l'Esecutivo, invece, i progetti di cooperazione sono finalizzati al miglioramento dello sviluppo economico e della sicurezza sociale e pubblica nei Paesi partner. A lungo termine, questi fattori possono essere fondamentali per affrontare i problemi legati alle richieste di asilo e alla migrazione.

In Polonia, sottolinea il Consiglio federale, sono in corso progetti volti a migliorare la situazione concernente la circolazione di merci e persone al confine esterno di Schengen, in particolare attraverso l'ammodernamento dell'infrastruttura di frontiera, la formazione delle guardie di confine, il loro equipaggiamento e la preparazione delle autorità ad eventuali situazioni di crisi: alla luce di queste considerazioni, "un blocco dei pagamenti è pertanto inopportuno e andrebbe soprattutto a scapito dei responsabili locali dei progetti e della popolazione, in particolare nelle regioni più svantaggiate".

Non è la prima volta che in Svizzera si evoca il congelamento dei contributi di coesione a quegli Stati dell'Europa dell'est entrati da poco a fra parte dell'Unione europea. A inizio settembre, ma per ragioni opposte a quelle fatte valere da Quadri, il presidente del Partito socialista, Christian Levrat, aveva evocato nei media l'eventualità di punire il premier ungherese Viktor Orban per il modo con cui affrontava il problema dei migranti, a detta del "senatore" friburghese socialista contrario ai diritti umani.

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SDA-ATS