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Si discuta di tutto, anche di clausole di salvaguardia, purché si giunga a una soluzione che riduca in modo massiccio l'immigrazione.

In un'intervista alla "Schweiz am Sonntag", l'ex consigliere federale Christoph Blocher afferma che sono stati alcuni imprenditori - che in privato riconoscono la necessità di mettere un freno alla libera circolazione delle persone - a indirizzarlo verso l'opzione della clausola di salvaguardia. Il problema è stabilire il limite a partire dal quale i contingentamenti verrebbero applicati a tutela del mercato interno.

Tale limite, secondo Blocher, deve essere posto a un livello molto basso: sono disposto a discutere di tutto, ma l'obiettivo di una massiccia riduzione dell'immigrazione voluto dal popolo deve essere raggiunto.

La soluzione della clausola di salvaguardia è stata posta sul tappeto dal diplomatico ed ex segretario di stato Michael Ambühl, negoziatore degli accordi bilaterali II, ora professore presso il Politecnico federale di Zurigo.

Prevede che la Svizzera possa invocare la chiusura del mercato interno di fronte a un'immigrazione eccessiva. Quale parametro di riferimento verrebbe considerato il valore medio dell'immigrazione nei 28 paesi dell'Unione europea.

Mi è stato detto, afferma Blocher nell'intervista, che utilizzando come base il numero medio degli immigrati nell'UE, richiedenti asilo inclusi, si giungerebbe per la Svizzera a una cifra di 21 mila. Proposte di questo tipo, secondo l'ex consigliere federale, meritano di essere approfondite.

Blocher non ha voluto indicare limiti massimi di immigrati dai paesi UE, limitandosi a rimandare alle cifre risalenti a prima del 2007, quando in media l'immigrazione si attestava a 20 mila persone. "In singoli anni era un po' più alta e in condizioni di difficoltà economiche era persino negativa".

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SDA-ATS