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Un anno dopo l'abolizione del cambio minimo euro/franco il presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Thomas Jordan resta persuaso di aver agito correttamente.

"Siamo sempre convinti che la decisione sia stata giusta", ha affermato Jordan in un'intervista diffusa oggi dalla radio SRF.

Secondo l'economista 53enne la misura adottata il 15 gennaio 2015 è stata nell'interesse della Svizzera. A suo avviso la soglia minima è stata un buon strumento per lottare contro la forza del franco, ma non è altrettanto buono per far fronte all'attuale debolezza dell'euro. Continuare a difenderla impiegando centinaia di miliardi non avrebbe avuto senso.

Per Jordan la politica monetaria praticata dalla BNS va a beneficio dell'economia elvetica. I timori di una recessione, di una deflazione e di un forte aumento della disoccupazione non hanno trovato conferma. In alcuni settori la pressione sulle aziende è elevata, ma secondo il presidente della BNS non si può parlare di deindustrializzazione del Paese: è per contro in atto un cambiamento verso prodotti a più alto valore aggiunto. L'istituto di emissione è anche più ottimista di altri operatori riguardo alla crescita economica del 2016, che è stimata all'1,5%.

Secondo la BNS il franco rimane peraltro sopravvalutato. Jordan si aspetta però che il corso rimarrà all'attuale livello o che diminuirà di poco.

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SDA-ATS