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BNS: il franco è sopravvalutato

La Banca nazionale svizzera (BNS) ritiene che il franco sia sopravvalutato e si dice disposta a influenzare il mercato valutario.

La decisione del 15 gennaio di abolire la soglia minima di cambio con la moneta unica europea fissata a 1,20 franchi per un euro non significa che la BNS non si occupi più dell'andamento del mercato valutario, ha affermato il presidente Thomas Jordan nel corso dell'assemblea generale della BNS a Berna.

Nell'attuale fase d'insicurezza che vige attorno alla problematica del debito pubblico della Grecia, i recenti sviluppi mostrano che il franco può momentaneamente ancora guadagnare valore.

"Seguiamo questa tendenza e i potenziali effetti in Svizzera con molta attenzione", ha spiegato Jordan. "In caso di necessità saremo attivi anche in futuro sul mercato dei cambi, per influenzare le condizioni monetarie generali". Complessivamente il franco è "decisamente sopravvalutato". Secondo Jordan, con il tempo dovrebbe perdere vigore.

Dopo l'abolizione della soglia minima, l'euro è sceso al di sotto della parità con il franco, per poi risalire in febbraio fino a quota 1,07. Le speranze espresse da governo, organizzazioni economiche e soprattutto dall'industria d'esportazione e del turismo di un tasso di cambio minimo di 1,10 franchi sono però risultate vane. Da inizio marzo l'euro si è di nuovo indebolito.

Jordan ha nuovamente difeso l'introduzione di tassi negativi che alleggeriscono l'apprezzamento del franco a sostegno dell'economia svizzera. "Essi permettono di rendere gli investimenti in franchi meno attraenti e pertanto di limitare le entrate nette di capitale", ha precisato Jordan.

La responsabilità della forza del franco non può tuttavia essere attribuita solo agli investitori stranieri. Dalla crisi finanziaria il settore privato investe in modo ridotto all'estero e una parte dei capitali esteri vengono riportatati in Svizzera.

Jordan ha riconosciuto che i bassi tassi di interesse rappresentano una sfida, soprattutto per le casse pensioni. Si tratta però di una condizione temporanea. "Prevediamo che l'economia continuerà a risollevarsi e che i tassi d'interesse torneranno a crescere a livello mondiale". I primi segnali al riguardo arrivano dagli Stati Uniti.

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