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La Banca nazionale svizzera (BNS) prosegue la sua politica monetaria espansiva: l'istituto lascia invariato allo 0-0,25% il suo principale tasso direttore (libor) e mantiene il tasso di cambio minimo di 1,20 franchi con l'euro. L'istituto prevede per il 2014 un incremento del prodotto interno lordo di circa il 2%. Per quanto riguarda le stime relative al 2013, la BNS conferma una crescita del 1,5-2%. È quanto emerge dall'esame periodico della situazione finanziaria pubblicato oggi.

L'istituto conferma quindi la sua politica del denaro praticamente gratuito in vigore da circa quattro anni, ossia dal culmine della crisi dell'Eurozona. Il libor a tre mesi, principale parametro di riferimento, viene lasciato in un margine di fluttuazione compreso fra zero e un quarto di punto.

La decisione della BNS era ampiamente prevista dagli osservatori: da tempo la banca ribadisce la sua determinazione ad acquistare - qualora la situazione lo richiedesse - divise in quantità illimitata per difendere il tasso di cambio. Non sono neppure escluse ulteriori misure in caso di necessità.

Al momento il ricorso ad altri provvedimenti straordinari sembra tuttavia escluso: l'economia elvetica desta sempre meno preoccupazioni e si assiste a un miglioramento. Per l'anno in corso la BNS mantiene infatti le sue stime di una crescita del Pil dell'1,5-2%. Per il prossimo anno - e si tratta della prima previsione dell'istituto sul Pil 2014 - la banca centrale valuta la crescita al 2%.

Malgrado l'estrema disponibilità nell'elargire denaro, la BNS non vede alcun pericolo per la stabilità dei prezzi in Svizzera: per quest'anno l'istituto conferma la previsione avanzata a settembre (-0,2%). In relazione al 2014 la previsione del rincaro è stata corretta leggermente al ribasso (da +0,3% a +0,2%), come pure quella per il 2015 (da +0,7% a +0,6%). Si tratta di valori ampiamente inferiori alla soglia di guardia fissata al 2%.

La BNS continua ad osservare con "estrema attenzione" quanto avviene sul mercato ipotecario e immobiliare, che i bassi tassi di interesse rendono pericolosamente dinamico. Continua infatti a sussistere il rischio di aumento dei disequilibri, affermano gli esperti. Questi ultimi valutano regolarmente se sia necessario adattare l'ammortizzatore anticiclico - ossia "cuscinetti" di capitale - alla situazione finanziaria.

Secondo gli economisti, la BNS si trova - con la sua politica monetaria estremamente espansiva - con le mani legate: la Federal Reserve ha mantenuto invariata la sua politica e anche la Banca centrale europea (BCE) ha abbassato in novembre il suo tasso di interesse di riferimento dallo 0,5 allo 0,25&. Qualora la BNS decidesse di aumentare i tassi, si assisterebbe a un acuirsi della pressione sul franco. Nei giorni scorsi, la valuta elvetica ha riacquistato una certa forza: l'euro da inizio dicembre è passato da 1,230 a 1,223 franchi, mentre il dollaro è sceso da 90,8 a 88,6 centesimi.

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SDA-ATS