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BNS ammette, siamo intervenuti pesantemente sul franco

La politica della Banca nazionale non fa l'unanimità. KEYSTONE/ALESSANDRO CRINARI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 giugno 2020 - 16:00
(Keystone-ATS)

La Banca nazionale svizzera è intervenuta pesantemente nelle scorse settimane per evitare che il franco aumentasse ancora di valore. Lo ha riconosciuto il presidente della direzione Thomas Jordan.

L'alto dirigene ha parlato nella conferenza stampa al termine della tradizionale verifica, ogni tre mesi, della situazione economica e monetaria.

"Siamo intervenuti con grandi volumi dall'ultimo esame trimestrale", ha detto Jordan. "Un ulteriore rafforzamento del franco, la cui quotazione è già elevata, si sarebbe infatti tradotto in ulteriori difficoltà per la nostra economia".

Al culmine della crisi del coronavirus il corso euro/franco è sceso a tratti sotto 1,05. Tutti gli esperti erano già convinti del fatto che BNS si fosse impegnata sul mercato: ma come noto la BNS evita di fornire dettagli su quello che fa e non fa. Qualche indizio trapela comunque dai dati sugli averi a vista, comunicati a ritmo settimanale e tornati a salire vertiginosamente. Negli ultimi tempi i valori sono poi di nuovo scesi.

Il dibattito su questo tipo di interventi è comunque tuttora aperto. Gli Stati Uniti potrebbero per esempio ritenere queste azioni una manipolazione del mercato delle divise. Jordan non teme però che ciò accadrà: la BNS ha buoni contatti con le autorità americane e può quindi spiegare bene e in modo plausibile la situazione in cui si trova ad agire, ha detto.

La politica della banca nazionale suscita peraltro discussioni anche in Svizzera. Gli interessi negativi infatti provocano problemi in vari ambiti: da quello ipotecario - gli svizzeri sono sempre più indebitati e la stessa BNS parla di squilibri sul mercato- a quello relativo ai rendimenti degli investimenti, a partire da quelli delle casse pensioni.

Ma non c'è solo il problema della distorsione del mercato: c'è anche chi non esita a parlare di un gigantesco modello ridistribuivo, un balzello deciso autonomamente dalla BNS, senza legittimità democratica, che doveva essere temporaneo ma che si è poi prolungato nel tempo. I tassi di interessi negativi sui conti giro sono infatti stati introdotti nell'ormai lontano - finanziariamente parlando - gennaio 2015.

La BNS rimane comunque convinta che i benefici della sua politica, per la Svizzera nel suo complesso, siano chiaramente superiori ai costi. Intanto i cittadini sono chiamati a muoversi e a prendere le loro decisioni in una realtà molto diversa da quella vissuta nei decenni precedenti e che non è destinata a cambiare rapidamente, secondo gli esperti. "Guardando al futuro, il tasso di interesse di riferimento rimarrà probabilmente invariato ben oltre la fine del nostro orizzonte di previsione biennale e probabilmente oltre il 2025", afferma ad esempio oggi David Oxley, analista di Capital Economics.

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