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Bolivia in fiamme, rivolta contro la vittoria di Morales

La Bolivia è scossa dalle proteste. KEYSTONE/EPA/MARTIN ALIPAZ sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 22 ottobre 2019 - 20:16
(Keystone-ATS)

L'annuncio di una possibile, sorprendente, vittoria al primo turno di Evo Morales nelle elezioni di domenica, insinuato dal Tribunale elettorale (Tse) della Bolivia sulla base di proiezioni non ufficiali, ha scatenato l'opposizione.

Essa si è riversata nelle strade assaltando sedi dipartimentali elettorali di 9 città boliviane. Senza freni, i sostenitori dei partiti di opposizione e dei comitati civici hanno attaccato ed incendiato l'edificio del Tribunale elettorale dipartimentale di Potosí e saccheggiato gli uffici elettorali di altri dipartimenti, fra cui Sucre e Tarija.

Drammatici gli scontri a Potosí, dove la polizia ha battuto in ritirata di fronte alla determinazione dei manifestanti, mentre due persone si sono lanciate dal secondo piano del Tribunale elettorale per sfuggire ad un incendio, rischiando la morte. La rabbia popolare non ha risparmiato neppure una statua dell'ex presidente venezuelano Hugo Chávez, di cui Morales era amico, che è stata abbattuta a Riberalta, città amazzonica a 1.000 chilometri a nord di La Paz, come quella di Saddam Hussein in piazza Firdos a Baghdad, il 9 aprile 2003.

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