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Dopo l'avvio delle indagini sul prolungato crollo di Borsa, la Cina ha deciso di alzare il tiro ed avviare una caccia serrata non solo agli speculatori, ma anche ai 'manipolatori' del mercato.

Ovvero quelli che hanno fatto acquisti - e soprattutto vendite, allo scoperto - 'maliziosi' per sfruttare la continua flessione della Borsa di Shangai.

La Polizia cinese infatti, proprio dopo le indagini avviate nei giorni scorsi nel quartier generale della China Securities Regulatory Commission (Csrc), ha trovato prove secondo le quali diverse società avrebbero agito per manipolare il regolare andamento del mercato.

È sceso in campo anche il Ministero della Pubblica Sicurezza, al fianco della Csrc, nelle indagini che sembrano essere diventate la priorità numero uno dell'esecutivo cinese in questi giorni, anche perché il crollo dei titoli ha mandato in fumo circa 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, assestando un duro colpo alla crescita dell'intero Paese.

È per questo che scovare i responsabili del crollo azionario è diventato così importante per Pechino, che mira ad allontanare dal Governo la rabbia dei piccoli risparmiatori per spostarla su altri obiettivi. Non mancano infatti le critiche a questa caccia spregiudicata ed alle relative promesse di punizioni "severe": il Financial Times cita Fraser Howie, co-autore del bestseller 'Red Capitalism', secondo il quale "stanno chiaramente cercando il cattivo di turno. Vogliono solo puntare il dito su qualcuno, una mano nera viziosa dietro tutto questo, un nemico da inseguire".

Anche perché, secondo Howie, le regole sulle vendite allo scoperto in Cina erano già molto limitate ed è quindi improbabile che sia stata solo tale pratica la causa un mese di crolli continuati. Per questo, sottolinea, "l'indagine è molto preoccupante. Sembra più uno sforzo per terrorizzare gli investitori e convincerli a non vendere".

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SDA-ATS