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Dopo una mattinata di nuovo da paura, che l'ha vista scendere sempre di più sino a perdere oltre il 6%, la borsa svizzera sembra nel pomeriggio essere riuscita a stabilizzarsi su una contrazione di circa il 4%. Alle 15.20 l'indice dei valori guida SMI segnava 8039,24 punti, in flessione del 4,30% rispetto a ieri, mentre il listino globale SPI perdeva il 4,24% a 7933,46 punti.

La correzione innescata dall'abbandono della soglia minima di cambio euro-franco da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) non si è ancora conclusa. Ieri il mercato aveva già subito un crollo senza precedenti di quasi il 9%. E oggi, secondo gli operatori, il terreno sotto i piedi non è ancora solido e la volatilità rimane alle stelle.

Per quanto riguarda i singoli titoli sotto pressione è sempre in particolare Julius Bär (-10,47%), ancora peggiore degli altri due bancari UBS (-5,43%), Credit Suisse (-6,53%). Le vendite continuano anche nel segmento del lusso, con Swatch (-6,15%) e Richemont (-6,80%).

Non si salvano dalla corrente generale ribassista i pesi massimi difensivi Nestlé (-3,67%), Novartis (-4,17%) e Roche (-4,01%). Il titolo meno toccato dalla nuova realtà del Francogeddon - così è stata chiamata dai trader sulle reti sociali - è Swisscom (-1,61%).

Nel mercato allargato è stato accolto bene il dato sul fatturato 2014 di Zehnder (+0,63%).

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SDA-ATS