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La borsa svizzera ha chiuso in netto ribasso una seduta che a tratti è sembrata assumere i contorni del crollo. L'indice dei valori guida SMI ha terminato a 8468,89 punti, in flessione del 3,75%, mentre il listino globale SPI ha perso il 3,69% a 8622,81 punti.

La giornata, caratterizzata da volumi di contrattazione elevati, ha visto i corsi fin da subito pesantemente in rosso. La tendenza negativa si è poi accentuata nel pomeriggio e in concomitanza con l'avvio di Wall Street l'SMI è arrivato a lasciare sul terreno circa il 7%. La piazza americana ha poi limitato le perdite, ridando un po' di ossigeno anche al Vecchio Continente.

Il mercato sta peraltro confermando una tendenza già in atto la settimana scorsa, quando SMI aveva subito un calo del 6%, la peggiore performace dopo quella registrata nel periodo dell'abolizione del cambio minimo euro/franco. L'arretramento odierno è il più forte in una singola giornata da quello del 16 gennaio, il giorno dopo il "Francogeddon".

Il nervosismo è palpabile e l'indice di volatilità VSMI è salito in modo netto. A preoccupare è soprattutto un brusco atterraggio dell'economia cinese - le borse locali hanno oggi visto i listini scendere dell'8% - con reazioni a catena che interessano tutti i paesi emergenti, le cui valute risultano in forte calo. Anche la contrazione del prezzo del petrolio e del rame fanno pensare a una recessione in arrivo.

Le aziende svizzere sono inoltre confrontate con le incognite relative ai cambi: oggi l'euro si è rafforzato a circa 1,08 franchi, mentre il dollaro è arretrato a 0,94 centesimi, quando ancora un paio di settimane or sono era quasi alla pari.

Per quanto riguarda i singoli titoli è crollata Transocean (-8,66% a 11,50 franchi), valore sempre assai sensibile al corso del petrolio, sceso ai minimi dal febbraio 2009. Particolarmente in difficoltà sono apparsi anche i bancari UBS (-3,84% a 19,28 franchi), Credit Suisse (-4,39% a 24,84 franchi) e Julius Bär (-4,33% a 45,92 franchi), come pure gli assicurativi Zurich (-4,54% a 261,00 franchi) - che secondo notizie di stampa ha bisogno di più tempo nelle trattative per un'eventuale acquisizione di RSA - e Swiss Re (-4,54% a 78,85 franchi).

I timori riguardo alla tenuta dell'economia globale hanno messo in ginocchio anche i titoli particolarmente sensibili alla congiuntura come ABB (-3,71% a 17,64 franchi) e Adecco (-3,72% a 72,50 franchi), mentre sono almeno in parte riusciti a contenere i danni Geberit (-2,46% a 297,60 franchi) e LafargeHolcim (-2,89% a 58,75 franchi). Nel segmento del lusso Richemont (-5,17% a 68,85 franchi) ha sofferto più di Swatch (-2,76% a 359,80 franchi).

Non si sono sottratti all'andamento generale i pesi massimi Nestlé (-3,80% a 68,40 franchi), Novartis (-4,17% a 89,60 franchi) e Roche (-2,57% a 254,00 franchi). Lo scacchiere delle blue chip va completato con Actelion (-3,71% a 124,50 franchi), Givaudan (-2,96% a 1640,00 franchi), SGS (-4,24% a 1626,00 franchi), Swisscom (-5,20% a 497,70 franchi) e Syngenta (-2,83% a 357,60 franchi).

Nel mercato allargato hanno informato sull'andamento degli affari Metall Zug (-1,98% a 2570,00 franchi), Gurit (+0,20% a 511,00 franchi) e Vetropack (-1,24% a 1587,00 franchi).

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SDA-ATS