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Dopo l'euforia, ecco la paura di una delusione: come sulle altre piazze europee, anche alla borsa svizzera ha serpeggiato oggi il timore che i risultati aziendali di metà anno possano rivelarsi inferiori alle ottimistiche previsioni. La seduta, caratterizzata da volumi di contrattazione inferiori al solito, si è così chiusa in ribasso, con indice dei valori guida SMI a 8554,51 punti (-0,68% rispetto a ieri) e il listino allargato SPI a 8461,90 punti (-0,67%).

Gli investitori sono al momento poco propensi ad operare attivamente sul mercato e attendono l'avvio della stagione dei semestrali, che sarà inaugurata stasera negli Usa dal gigante dell'alluminio Alcoa. Le aspettative sono molto elevate: stando agli analisti per la prima volta dal 2011 le imprese dell'indice S&P 500 presenteranno in media un aumento a due cifre degli utili.

Pure ampio è quindi il potenziale di delusione, se le cose non dovessero andare come previsto. E a ben vedere qualche segnale in tal senso c'è effettivamente stato, con alcuni avvertimenti sugli utili e la pubblicazione di deboli dati macroeconomici in Germania: il timore è che venga a mancare la forza trainante di quella che è stata finora la locomotiva della ripresa europea.

Anche in Svizzera negli uffici di contabilità sono giorni carichi di lavoro. La prima società di un certo rilievo a pubblicare i suoi dati sarà, domani, la banca Hypo Lenzburg: ma l'entrata in scena dei big è prevista solo la settimana prossima, quando ad informare sull'andamento degli affari saranno Novartis, Givaudan e SGS.

Per quanto riguarda i singoli corsi per tutta la giornata sono rimaste in difficoltà UBS (-1,45% a 16,26 franchi), Credit Suisse (-1,12% a 25,61 franchi) e Julius Bär (-1,52% a 36,30 franchi): dappertutto in Europa i titoli bancari hanno sofferto per una notizia pubblicata dal New York Times, secondo cui Commerzbank sarebbe in trattative con il Dipartimento americano di giustizia per il pagamento di una multa per attività contrarie all'embargo contro l'Iran. Negativi si sono rivelati anche gli assicurativi Swiss Re (-1,27% a 77,50 franchi) e Zurich (-0,73% a 271,60 franchi).

In rosso hanno terminato pure i valori maggiormente sensibili alla congiuntura come ABB (-0,20% a 20,45 franchi), Adecco (-2,55% a 70,60 franchi), Geberit (-1,72% a 308,00 franchi) e Holcim (-1,06% a 79,55 franchi). Nel segmento del lusso Swatch (-1,90% a 515,00 franchi) è apparsa ancora meno tonica di Richemont (-0,82% a 90,55 franchi).

Acquisti sono stati per contro segnalati a lungo su SGS (-0,19% a 2138,00 franchi), che ha dapprima beneficiato di una raccomandazione di Société Générale ma si è poi spenta nel finale. Sono andati ripiegando anche i pesi massimi difensivi Nestlé (-0,29% a 68,80 franchi), Novartis (-0,62% a 80,30 franchi) e Roche (-0,30% a 266,90 franchi).

Completano il quadro delle blue chip Actelion (-1,31% a 20,45 franchi), Givaudan (-1,48% a 1466,00 franchi), Swisscom (-0,77% a 514,50 franchi), Syngenta (-0,54% a 331,30 franchi) e la sempre volatile Transocean (-2,46% a 38,39 franchi)

Nel mercato allargato Helvetia (+3,07% a 419,50 franchi) si è resa protagonista di un rimbalzo, dopo che ieri il titolo aveva perso oltre l'1% in relazione all'annuncio della fusione con Nationale (+0,70% a 79,55 franchi). Dufry (-0,67% a 161,90) ha comunicato i dettagli del suo aumento del capitale.

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SDA-ATS