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ZURIGO - Giornata decisamente negativa quella odierna per la Borsa svizzera: sulla scia di dati americani inaspettatamente deboli, l'indice dei titoli guida SMI ha chiuso le contrattazioni in calo del 2,39% a quota 5'981.66. Stessa evoluzione per il listino allargato SPI, che ha terminato la seduta in flessione del 2,23% a 5286.99 punti.
Sin dall'avvio, agli investitori non sono mancate le preoccupazioni: in mattinata il mercato era già stato condizionato dallo scivolone - il terzo da lunedì - delle principali Borse di Asia e Pacifico, senza dimenticare le misure restrittive anti-deficit adottate dai governi in Europa.
Nel pomeriggio a trascinare ulteriormente il listino verso il basso ci hanno pensato dapprima le richieste di sussidio di disoccupazione negli USA, che sono inaspettatamente aumentate la scorsa settimana di 13'000 unità a 472'000. Le previsioni erano per un calo a 452'000. Poi sono giunti i dati sui compromessi per l'acquisto di abitazioni negli Stati Uniti (che a maggio sono crollati del 30%, dopo tre mesi di progressi consistenti) e quelli sull'attività manifatturiera (che rallenta in giugno, con l'indice Ism sceso a 56,2 da 59,7 di maggio).
A Zurigo, nessuno o quasi si è salvato: tra i bancari, il titolo UBS scende del 3,04% (a 14,02 franchi), Credit Suisse dell'1,78% (a 40,19 franchi) e Julius Bär dello 0,68% (a 30,75 franchi). In negativo pure il comparto assicurativo, con Swiss Re (-1,99% a 43,82 franchi) e Zurich Financial Services (-1,88% a 235 franchi). Non sostengono il listino neppure Novartis (-3,04% a 51 franchi), Roche (-1,88% a 146,30 franchi) e Nestlé (-1,92% a 51,20 franchi). Male anche Swatch Group (-4,01% a 294,20 franchi).

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SDA-ATS