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La borsa svizzera si conferma negativa anche nel pomeriggio: alle 15.15 l'indice dei valori guida SMI segnava 7785,83 punti, in flessione dello 0,80% rispetto a ieri, mentre il listino globale SPI perdeva lo 0,78% a 8080,41 punti.

Il mercato è tornato quindi a puntare verso il basso, dopo due sedute con guadagni superiori al 2%. Il fattore principale di instabilità rimane il prezzo del petrolio: Arabia Saudita, Russia e Venezuela si sono accordati oggi per evitare un aumento della produzione.

Vi era però chi sperava in una taglio delle estrazioni. Inoltre è tutto da vedere se Iran e Iraq vorranno allinearsi a questa intesa. Gli investitori temono che il basso costo del petrolio porti a fallimenti aziendali in grande stile, con conseguente shock per il sistema finanziario.

Sul fronte congiunturale l'indice ZEW sulla fiducia degli investitori tedeschi è sceso fortemente in febbraio, ma la flessione era nelle attese. Ora si guarda agli Usa: a breve sarà pubblicato l'Empire Manufacturing Index.

Per quanto riguarda i singoli titoli lo scetticismo è tornato a interessare i bancari UBS (-1,62%), Credit Suisse (-1,41%) e Julius Bär (-0,73%). Sul settore pesa fra l'altro uno studio di JP Morgan che pronostica un calo dei ricavi nell'investment banking per il 2016 e il 2017.

In ordine sparso si presentano i titoli maggiormente dipendenti dalla congiuntura come ABB (+0,53%), Adecco (-0,99%), Geberit (-0,19%) e LafargeHolcim (-1,81%). Nel segmento del lusso Swatch (+0,95%) appare più ispirata di Richemont (-0,54%).

Nestlé (-1,02%), che giovedì presenterà il suo bilancio, subisce l'impatto dei commenti negativi da parte degli analisti di Jefferies. In calo sono anche gli altri due pesi massimi difensivi Novartis (-0,90%) e Roche (-1,04%).

Nel mercato allargato Charles Vögele (invariata) è arrivata a perdere oltre il 10% dopo l'annuncio del disimpegno da parte del grande azionista Teleios. Hanno informato sull'andamento degli affari Comet (+3,26%) e LEM (+1,60%).

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SDA-ATS