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Chiusura in forte ribasso per la borsa svizzera, che allarmata dagli sviluppi in Cina si è dovuta confrontare con l'arretramento più importante dal 16 gennaio, il giorno dopo il "Francogeddon": l'indice dei valori guida SMI ha perso il 2,55% a 9183,88 punti.

Pesante anche il passo indietro del listino globale SPI, che ha lasciato sul terreno il 2,45% a 9330,17 punti. È proseguita quindi la correzione avviata ieri da tutti i mercati mondiali e anche oggi la causa scatenante è stata la stessa: la svalutazione dello yuan per il secondo giorno consecutivo.

L'intervento della Banca centrale di Pechino mette innanzitutto sotto pressione le società che vendono una parte importante dei loro prodotti sul mercato cinese. Ma più in generale l'operato dell'istituto alimenta i timori su un raffreddamento congiunturale nel paese asiatico e nel resto del pianeta. Se la Cina deve procedere a misure così drastiche i tempi si annunciano difficili, commentano gli operatori.

Questo ha naturalmente conseguenze sulle prospettive di vendita anche delle aziende svizzere. A nulla è valso quindi il sostegno intervenuto in questi giorni dal marcato rafforzamento dell'euro, che oggi è arrivato non molto lontano da 1,10 franchi, per poi però ripiegare a circa 1,0850. E non ha certo aiutato il dato sulla produzione industriale nell'Eurozona, che ha accentuato il calo in giugno.

In una giornata caratterizzata da volumi di contrattazione superiori alle media a fare le spese delle paure degli investitori sono stati i titoli particolarmente esposti come Swatch (-3,90% a 394,00 franchi) e Richemont (-4,21% a 77,30 franchi). Hanno però sofferto anche ABB (-2,78% a 19,55 franchi) - la Cina è il suo secondo mercato - e LafargeHolcim (-3,80% a 67,00 franchi).

Geberit (-5,98% a 314,70 franchi) ha presentato risultati semestrali che hanno deluso in termini di fatturato, Ebit e prospettive. Inizialmente si è per contro difeso meglio un altro valore particolarmente sensibile alla congiuntura, Adecco (-1,65% a 77,35 franchi), che è poi però stato trascinato dalla corrente generale.

L'ondata di vendite ha interessato anche i bancari UBS (-3,71% a 21,27 franchi), Credit Suisse (-4,58% a 26,88 franchi) e Julius Bär (-4,10% a 50,30 franchi), nonché in misura un po' più contenuta gli assicurativi Swiss Re (-1,82% a 86,30 franchi) e Zurich (-1,27% 287,90 a franchi). Non sono riusciti a frenare il corso degli eventi nemmeno i pesi massimi difensivi Nestlé (-1,57% a 72,20 franchi), Novartis (-2,62% a 98,35 franchi) e Roche (-2,66% a 270,60 franchi). In controtendenza ha così chiuso solo Transocean (+2,07% a 14,31 franchi), che si muove seguendo logiche proprie legate all'andamento del prezzo del petrolio.

Per completare il quadro delle blue chip vanno citate anche Actelion (-1,67% a 135,60 franchi), Givaudan (-2,99% a 1755,00 franchi), SGS (-2,20% a 1780,00 franchi), Swisscom (-1,33% a 558,50 franchi) e Syngenta (-1,61% a 390,50 franchi).

Nel mercato allargato si è messa in mostra l'assai volatile Cytos (+12% a 0,56 franchi), grazie a un accordo con la società britannica Checkmate Pharmaceuticals. Hanno informato sull'andamento degli affari Conzzeta (+1,56% a 650,00 franchi), Tecan (-4,97% a 118,60 franchi), Cicor (-6,53% a 30,05 franchi) e Plazza (-1,02% a 203,20 franchi).

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SDA-ATS